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Come smettere di allattare: i consigli dell’ostetrica Maddalena

Ho un figlio di 2 anni e, malgrado sia al sesto mese di gravidanza, non ho alcuna intenzione di smettere di allattare (del resto malgrado lo sconsiglio del ginecologo, è accertato che non vi sia incompatibilità tra gestazione e allattamento!). A volte sono stanca, vorrei che il suo sonno non dipendesse esclusivamente dalle poppate, ma so anche che la cosa più giusta è continuare questa pratica naturale fino a quando lui lo vorrà.

Ci sono donne, tuttavia, che per svariati (e spesso sacrosanti) motivi, desiderano smettere di allattare. Va detto che non si tratta certamente di un affare semplice: ci vogliono pazienza, capacità di adattamento e tanta buona volontà.

Per aiutare queste mamme in difficoltà ho fatto qualche domanda all’ostetrica Maddalena: scopriamo insieme quali sono stati i suoi preziosi consigli.

Quali sono i tempi necessari per smettere di allattare?

In via preliminare è opportuno sottolineare che la pratica dell’allattamento crea un legame unico ed esclusivo tra la mamma e il bebè; ne consegue che, quando si decide di smettere, la donna sia afflitta da una serie di preoccupazioni e perplessità. Da una parte si teme che il legame madre-figlio possa allentarsi (in realtà il rapporto evolve, ma non certo perde di intensità) e, dall’altra, ci si interroga su come comportarsi in questa nuova fase, senza renderla eccessivamente traumatica.

Si tratta senza ombra di dubbio di un momento emotivo molto delicato in cui sia la mamma che il bambino sono chiamati a fare un salto verso una nuova fase della loro vita diadica. Ma anche da un punto di vista fisiologico le difficoltà non sono assenti: si potrebbero infatti manifestare ingorghi mammari che possono determinare la cosiddetta mastite puerperale, ovvero la patologia infiammatoria a carico della mammella che si manifesta con spasmi dolorosi, brividi e febbre.

Ne consegue che è opportuno compiere questo passo – la sospensione definitiva dell’allattamento – con gradualità, cioè senza interromperlo in maniera brusca al fine di prevenire traumi emotivi e problemi di salute.

Quale poppata eliminare per prima

smettere di allattareSolitamente consiglio alle mamme di non eliminare per prima la poppata della buonanotte, ovvero quella che serve al bimbo per addormentarsi. Quest’ultima infatti è una poppata dall’alto valore consolatorio che serve al piccolo per passare dallo stato di veglia a quello di sonno. Suggerisco dunque di eliminare qualsiasi altra poppata, in corrispondenza della quale, al fine di evitare ingorghi e mastiti, è necessario svuotare il seno dal latte manualmente oppure servendosi di un tiralatte. La prima opzione, ad ogni modo, è la scelta migliore, in quanto il tiralatte stimola il capezzolo e – di conseguenza – la produzione di latte.

La domanda nasce spontanea: come si elimina la poppata notturna?

Per riuscire nell’impresa è assolutamente necessario farsi aiutare dal papà. Il bimbo, infatti, si troverà spaesato dal fatto di non avere più a disposizione da un giorno all’altro il seno materno e, pertanto, è necessario l’intervento amorevole di un altro adulto riferimento. In tal modo il piccolo vivrà meglio il distacco.

Il rimedio delle nonne: sostanze sgradevoli o cerotti sul seno. Cosa ne pensi?

Penso che siano da evitare, perché si tratta di “rimedi” (ad esempio il ricorso a sostanze amare o acidule da spalmare sul seno o l’applicazione di un cerotto, dicendogli: “la mamma ha la bua”) che non tengono conto dell’intelligenza emotiva del bambino, il quale, tra l’altro, potrebbe sentirsi in colpa per aver provocato dolore alla mamma.

Per quanto riguarda, invece, il ricorso ai farmaci?

Anche in questo caso sono contraria, a meno che non sussista una particolare condizione clinica che ne renda necessaria la somministrazione. Bisogna tener conto, infatti, che gli effetti indesiderati determinati da questi farmaci che inibiscono la produzione di latte sono frequenti e assai fastidiosi; tra gli altri segnaliamo i seguenti:

  • capogiri
  • senso di nausea
  • mal di testa
  • astenia
  • vampate di calore

Ne consegue che il metodo naturale è assolutamente da preferire non solo per la mamma, ma anche per il bebè, che, in tal modo, avrà più tempo per assorbire il colpo e superare questo piccolo trauma.

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