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Capricci dei bambini: come interpretarli

I capricci dei bambini rappresentano, intorno ai due o tre anni, una richiesta di autonomia da parte dei piccoli; se però provengono da chi è già più grandicello, sono a tutti gli effetti un segno di maleducazione, e pertanto devono essere fermati. Il capriccio non è altro che la manifestazione del desiderio di ribellarsi rispetto alle regole che sono state imposte dai genitori o, più in generale, dagli adulti.

I capricci nei bambini piccoli

capricci dei bambini piccoli

I capricci dei bambini con meno di un anno hanno poco significato: in questo caso non c’è alcun tentativo di contestazione o di ribellione in atto. Più semplicemente, il piccolo con il pianto vuole chiedere aiuto perché si trova in un momento di crisi ed è l’unico linguaggio comunicativo che conosce.

Ad esempio può accadere che i capricci compaiano dopo il pasto, quando il bimbo viene posto nella culla: in tal caso il pianto non è altro che una reazione rispetto al fastidio per il ruttino che non è ancora arrivato.

I capricci nei bambini dai due anni in su

I capricci dei bambini dai due anni in su, invece, devono essere interpretati come segno di rifiuto e di ribellione rispetto a una richiesta che viene fatta dai grandi o a un comportamento che essi dovrebbero tenere.

I genitori devono imparare a gestire e a tenere sotto controllo i capricci dei propri figli sin dai primi momenti in cui essi si manifestano, senza pensare di reprimerli con eccessiva foga.

Anche questa forma di pianto, infatti, costituisce una tappa molto importante in vista dell’indipendenza ed è, tutto sommato, il modo in cui il bambino tenta di esprimere e di imporre il proprio carattere. I capricci, in altre parole, sono una forma molto particolare di controllo dell’ambiente, un tentativo che i piccoli mettono in atto per dominare la realtà che li circonda: in quanto tali, essi devono essere considerati un passaggio cruciale per la loro evoluzione.

Quando bisogna contrastare i capricci

Ciò non vuol dire che i capricci dei bambini debbano essere permessi sempre e comunque: dai cinque o sei anni in poi, in teoria, essi non dovrebbero più far parte dei comportamenti dei bimbi, che ormai hanno raggiunto l’età della ragionevolezza.

Con l’inizio delle scuole elementari i bimbi dovrebbero aver eliminato la tendenza a fare i capricci, anche con l’aiuto dei genitori; in caso contrario rischiano di trovarsi in difficoltà in classe, di apparire come viziati e di non riuscire a socializzare in modo adeguato con i propri coetanei.

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