Ernia ombelicale nel neonato: cause, cura e quando si chiude
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L’ernia ombelicale è un rigonfiamento morbido all’altezza dell’ombelico che si vede soprattutto quando il bambino piange o fa forza, e che rientra quando è tranquillo o sdraiato. Nella maggior parte dei casi non fa male e si chiude da sola con la crescita, senza alcuna cura. Quello che conta è la dimensione dell’apertura e l’età del bambino: sono questi due dati a dire se serve aspettare o se, più avanti, serve un intervento.
Che cos’è l’ernia ombelicale del neonato
Durante la gravidanza il cordone ombelicale passa attraverso un’apertura della parete addominale, l’anello ombelicale. Dopo la nascita quell’apertura si chiude da sé. Quando la chiusura resta incompleta, una piccola porzione di grasso o di intestino può affacciarsi sotto la pelle: è l’ernia ombelicale.
Al tatto è una pallina morbida, che si riduce con una leggera pressione e ricompare appena il bambino si sforza. Non va confusa con il granuloma ombelicale, che è un piccolo tessuto rosato che resta dopo la caduta del cordone e che ha tutt’altra gestione.
Quanto è frequente
Molto più di quanto si pensi. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù indica che riguarda circa il 20% dei nati a termine. Nei bambini nati prima del termine la percentuale è nettamente più alta: nelle casistiche internazionali si arriva all’84% fra i nati con un peso compreso fra 1.000 e 1.500 grammi, contro circa il 20% fra i 2.000 e i 2.500 grammi.
La frequenza scende in fretta con i mesi: entro il primo anno di vita l’ernia è ancora presente in una quota fra il 2% e il 10% dei bambini. Se il tuo bambino è nato prematuro, i controlli previsti sono raccolti nel calendario dei controlli per i prematuri.
Perché si forma
È un difetto congenito: dipende da come si è chiuso l’anello ombelicale, non da qualcosa che è stato fatto o non fatto. Non la causano il modo in cui è stato tagliato il cordone, il tipo di parto o il fatto che il bambino pianga molto. Per lo stesso motivo non esiste un modo per prevenirla.
Il pianto e gli sforzi rendono l’ernia più visibile perché aumentano la pressione nella pancia, ma non la peggiorano e non ne ritardano la chiusura.
Fa male al bambino?
No. L’ernia ombelicale non provoca dolore e non dà disturbi: il bambino mangia, dorme e cresce come prima. Il rigonfiamento può impressionare, soprattutto quando diventa evidente durante il pianto, ma non è quello a far piangere il bambino.
Il discorso cambia solo nel caso raro in cui l’ernia si incarcera, cioè rimane bloccata. È una situazione riconoscibile, e ne parlo più avanti.
Entro quando si chiude da sola
La maggior parte delle ernie ombelicali si chiude entro i due anni, e oltre il 90% entro i cinque. Le dimensioni dell’apertura contano più di tutto il resto:
- sotto 1 centimetro la chiusura spontanea avviene nel 95% circa dei casi entro i cinque anni;
- oltre 1,5 centimetri la chiusura spontanea diventa poco probabile, soprattutto dopo i due anni di età.
Un miglioramento visibile si nota spesso quando il bambino inizia a camminare, perché i muscoli addominali si rinforzano. Nel frattempo non serve fare niente: il pediatra controlla l’ernia alle visite di routine e misura l’apertura.
Fasce, cerotti e monetine servono a qualcosa?
No, ed è una delle poche cose su cui le fonti sono tutte d’accordo. Comprimere l’ernia con un cinto ombelicale, un cerotto o la classica monetina non fa chiudere l’anello prima e non riduce il rigonfiamento in modo stabile. Il Bambino Gesù li sconsiglia apertamente.
In più questi rimedi hanno un effetto indesiderato concreto: nella letteratura scientifica il bendaggio ombelicale provoca irritazioni della pelle in circa un caso su quattro, su una zona che nei primi mesi è particolarmente delicata.
Quando si opera
L’intervento si valuta in genere intorno ai quattro o cinque anni, se l’ernia non si è chiusa da sola. Si valuta prima quando l’apertura è molto grande, quando l’ernia dà sintomi o quando si è verificata una complicanza.
In Italia il Bambino Gesù e l’Istituto Superiore di Sanità segnalano un’indicazione in più per le bambine: la correzione viene consigliata anche in assenza di sintomi, per evitare che l’ernia dia problemi in una futura gravidanza. Le linee guida internazionali non fanno questa distinzione fra maschi e femmine e valutano solo dimensione, età e sintomi. È un punto da discutere con il chirurgo pediatra, non una decisione da prendere in autonomia.
Com’è l’intervento
È un intervento breve, in anestesia generale, che si esegue in day surgery: il bambino entra e torna a casa in giornata. Il chirurgo pratica una piccola incisione vicino all’ombelico, riposiziona il contenuto dell’ernia nell’addome e chiude l’anello con punti riassorbibili. Nei bambini non si usano reti o protesi.
Il dolore nei giorni successivi si controlla con i comuni antidolorifici da banco. L’attività fisica e lo sport riprendono di solito dopo circa tre settimane. La cicatrice resta nascosta nella piega dell’ombelico.
Quando chiamare il pediatra subito
La complicanza da conoscere si chiama incarceramento: un’ansa intestinale resta intrappolata nell’anello e non rientra più. È rara, le stime la collocano fra lo 0,07% e il 2,8% dei casi, ma va riconosciuta in fretta. I segnali sono:
- il rigonfiamento diventa duro e non rientra più, nemmeno quando il bambino è sdraiato e tranquillo;
- la pelle sopra l’ernia cambia colore, diventa rossa, violacea o scura;
- il bambino piange in modo inconsolabile e sembra avere dolore quando gli tocchi la pancia;
- compaiono vomito ripetuto, pancia gonfia e tesa, mancanza di feci.
In questi casi si va in pronto soccorso, senza aspettare il controllo successivo. Fuori da queste situazioni, l’ernia ombelicale si guarda crescere.
Domande frequenti
Si può fare il bagnetto normalmente?
Sì. Una volta caduto il cordone, l’ernia non richiede nessuna precauzione particolare per il bagnetto, i vestiti o il modo di prendere in braccio il bambino.
Il pianto fa crescere l’ernia?
No. La rende più visibile sul momento, ma non cambia i tempi di chiusura. Non serve cercare di far piangere meno il bambino per questo motivo.
Il massaggio alla pancia aiuta?
Non fa chiudere l’ernia. Il massaggio neonatale ha altri benefici, e in ogni caso non è controindicato, ma non è una cura.
L’ernia può tornare dopo l’intervento?
Le recidive dopo la correzione in età pediatrica sono poco frequenti. Il chirurgo indica i controlli da fare nei mesi successivi.
Serve un’ecografia?
Quasi mai. La diagnosi è clinica: il pediatra guarda e palpa l’ombelico. Gli esami servono solo in casi particolari, per esempio quando il quadro non è chiaro.
Fonti
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Ernia ombelicale
ISSalute, Istituto Superiore di Sanità – Ernia ombelicale
StatPearls – Pediatric Umbilical Hernia
American College of Surgeons – Pediatric Umbilical Hernia
Manuale MSD, versione per i pazienti – Ernia ombelicale nei bambini

Sono giornalista pubblicista iscritta all’Ordine e web content editor. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione alla Lumsa di Roma. Come pubblicista ho scritto e curato contenuti per Mamme.it, Maternita.it e Dottori.it, e ho collaborato con marchi come Pampers e Philips Avent. Su Mammawriter scrivo di gravidanza, parto e primi anni di vita: parto dalle fonti sanitarie, le verifico e le traduco in un linguaggio comprensibile, senza sostituirmi al medico o all’ostetrica che ti segue. Sono mamma di Luca e Viola.
Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.







