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Monitoraggio in gravidanza: cosa è e a che serve

Che cos’è?

Il monitoraggio in gravidanza è un esame specifico grazie al quale è possibile accertare le condizioni di salute del feto. Tale esame viene effettuato con uno strumento ad hoc, il cardiotocografo, che è caratterizzato dalla presenza di due sonde che devono essere appoggiate in corrispondenza dell’addome della donna in dolce attesa.

Una è una sonda a ultrasuoni, e permette di rilevare il battito del cuore del feto: deve essere applicata nel punto migliore in base alla posizione del nascituro, e le variazioni del battito danno origine a un grafico che può essere stampato.

L’altra sonda ha lo scopo di misurare l’intensità delle contrazioni uterine e la loro frequenza: per questo motivo viene collocato sul fondo dell’utero e fissato alla pancia con l’aiuto di una fascia aderente.

Ogni variazione di pressione che si verifica a causa delle contrazioni nella parete addominale viene registrata dal sensore. Per capire se le condizioni di salute del feto sono ottimali non serve la misurazione immediata del battito del cuore, ma occorre prendere in considerazione le variazioni della frequenza in un certo arco di tempo. A differenza di quel che si potrebbe pensare, quando il battito è costante e regolare vuol dire che c’è qualcosa che non va; viceversa, se il battito con il passare dei minuti è variabile, significa che il bambino sta bene.

A che cosa serve

Come si è visto, il monitoraggio in gravidanza serve a verificare lo stato di salute del feto; è consigliabile, per altro, tenere conto delle reazioni del battito cardiaco rispetto alle contrazioni uterine. Il nascituro con tutta probabilità è stressato se la frequenza cardiaca in occasione delle contrazioni va incontro a forti decelerazioni: c’è da preoccuparsi solo se il travaglio è appena cominciato, mentre quando esso finisce è normale che si verifichino delle alterazioni nel battito a causa delle contrazioni più forti.

Quando si esegue il monitoraggio in gravidanza?

Il monitoraggio viene eseguito – solitamente – a partire  dalla 40esima settimana di gestazione, anche se può essere anticipato in presenza di particolari disturbi o patologie: esso deve essere effettuato una volta alla settimana fino a quando non arriva il momento del travaglio. Le due sonde che compongono un cardiotocografo sono collegate al corpo centrale dello stesso da alcuni cavetti. La donna che si sottopone alla misurazione deve restare distesa o seduta.

Quanto dura una sessione di monitoraggio in gravidanza?

Ciascuna sessione dura non meno di 30 minuti, proprio perché occorre misurare le variazioni del battito cardiaco nel tempo.

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