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Ignoranza: abitudini, caiòla e assenza di stimoli

Oggi che è domenica mi concedo una riflessione che va oltre il tema della maternità: parlerò di criceti, di caiòle*, di ritmi monotoni, di lacune, di carenze, di ore, giorni, mesi e anni sempre eguali a se stessi. E infine di luoghi mai visti e neppure sognati.  

A volte osservo con stupore quelle persone che, chiuse nelle loro vite a forma di gabbia, sono totalmente incapaci di porsi dei dubbi, di farsi delle domande, di interrogarsi sulla possibilità che l’esistenza sia qualcosa di diverso dalle loro giornate ripetitive e asfittiche. Questi soggetti, appare chiaro, sono completamente incapaci di evolversi, di essere sinceramente generose o desiderose di mettersi alla prova, come, del resto, di ascoltare pareri diversi dal proprio.

La totale assenza di stimoli culturali nell’arco di un’intera vita avvilisce le capacità empatiche e la propensione al ragionamento dell’individuo, costringendolo a una vita abitudinaria, ripetitiva e mortalmente noiosa. Tolta la ruota al criceto poi, resta il nulla, il vuoto più totale. Intuizioni e ispirazioni, naturalmente, rappresentano un enorme mistero per chi ha vissuto e vive un’esistenza siffatta.

Ignoranza: stereotipi e luoghi comuni

ignoranzaCome è noto chi non ha capacità di discernere il bene dal male e di sviluppare pensieri originali deve necessariamente, per una questione di sopravvivenza, affidarsi a strumenti prêt-à-porter per decifrare la realtà circostante. Vengono infatti, in soccorso di questi individui, le opinioni precostituite (si pensi, ad esempio, a stereotipi e luoghi comuni), ovvero dei modelli fissi di “conoscenza” che costituiscono per costoro l’unica possibilità di elaborare una rappresentazione dell’altro e della realtà circostante.  Parliamo, in altri termini, di persone che, pur non avendo vissuto esperienze reali (nella gabbia del criceto le occasioni culturali e di socialità sono ben poche!) esprimono valutazioni e pareri, ripetendo, spesso anche in maniera sgrammaticata, concetti origliati per strada, dal parrucchiere o negli squallidi salotti televisivi che “allietano” il loro smisurato tempo libero. L’assenza di pensiero, infatti, dilata all’infinito i momenti d’ozio (a prescindere da eventuali impegni lavorativi).

Nel caso delle mamme, ad esempio, mi vengono in mente le famose pancine del signor distruggere per le quali la ricerca medica e la scienza sono meno affidabili delle carte della loro chiromante, per le quali il marito rappresenta l’unico punto di riferimento umano ed economico e per le quali il concetto di sfumature è solo evocativo di un film proibito (non sia mai leggere un libro, eh!) da vedere di nascosto.

Zero sogni dentro la caiòla

Queste persone dalle vite prevedibili, noiose e prive di stimoli sono anche “geograficamente collocate”. Per intenderci: stanno bene solo a casa propria, nel proprio giardinetto recintato (solitamente senza animali, i quali rappresentano esclusivamente un intralcio defecante) o nel luogo di lavoro di sempre: non desiderano scappare, non desiderano scoprire, neppure riescono a immaginare o sognare luoghi diversi dalla propria caiòla.

Ecco, la cosa che mi spaventa di più è proprio questa: non saper sognare, non saper desiderare ciò che è diverso o lontano, essere totalmente incapaci di proiettarsi in un altrove mai visto, ma agognato, vagheggiato, bramato.

*caiòle: in napoletano gabbie

 

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