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Nadia Toffa e il dono del cancro

Nadia Toffa, colpita da patologia neoplastica, ha recentemente affermato che il cancro è un dono, suscitando le ire degli internauti che, sui social, hanno espresso il proprio profondo disappunto. Come spesso capita, qualcuno l’ha fatto in maniera civile e qualcun altro in maniera inappropriata; la “iena”, tuttavia, non ha esitato a definire tutti in maniera indiscriminata dei “webeti”, ovvero degli idioti del web.

Nessuno ha il diritto di giudicare o di puntare il dito contro il pensiero altrui: tutte le esperienze della vita – belle o brutte che siano – hanno un significato diverso ed esclusivo per chi le prova. Fin qui tutto è pacifico. Tuttavia ci sono dei limiti da rispettare e delle precisazioni da fare, nel momento in cui le idee espresse si trasformano in dibattito pubblico.

Nadia Toffa – in effetti – alla vigilia dell’uscita del suo libro “Fiorire in inverno. La mia storia” – edito da Mondadori – in cui parla della propria malattia – ha scatenato un vero e proprio putiferio (che – a mio avviso – era davvero impossibile non prevedere!) affermando quanto segue:

In questo libro vi spiego come sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il #cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità

Ho letto molti dei commenti ricevuti dalla Toffa e, se taluni sono spregevoli e fuori luogo, altri risultano essere logici e ben argomentati, soprattutto quelli di coloro che hanno vissuto il suo medesimo dramma o che hanno visto soffrire una persona amata.

Eppure Nadia ha liquidato tutti come webeti, riservando commenti feroci anche a coloro che proprio non lo meritavano.

Una scelta linguistica infelice

In primo luogo direi che, al di là del linguaggio tardo-adolescenziale, va evidenziata una infelice e inopportuna scelta linguistica. Affermare che il cancro sia un dono equivale a dire che questa terribile malattia – questo male che ci spaventa tutti in maniera indistinta – sia una fortuna, una manna dal cielo. E, come la stessa Nadia in un secondo momento ha precisato, non è affatto questo che intendeva dire.

Gli webeti proprio perché ebeti continuano a ridere della parola dono. Non ho mai sostenuto di essere fortunata ad avere il cancro. Sono pazza secondo voi?!

In realtà nessuno ha riso della parola dono, ma piuttosto in molti si sono risentiti per il contrasto stridente tra cancro e dono, pensando magari al proprio dramma personale o a qualcuno di amato che non ce l’ha fatta. Ad ogni modo avrebbe potuto chiudere la questione con un “Mi spiace, ho scelto una espressione inappropriata”, invece è rimasta ferma nella sua posizione: sono gli altri ad aver frainteso, ad aver strumentalizzato, a essere andati oltre il limite.

Certo, altra cosa sarebbe stata affermare che essere colpiti da questo male possa avere dei risvolti positivi, nel senso che si impara ad apprezzare le cose che quotidianamente si danno per scontate, sviluppando un maggiore livello di consapevolezza e un amore e un attaccamento per la vita più forti.

I tumori sono tutti uguali?

In secondo luogo disapprovo l’approssimazione di quanto dichiarato sui social; la Toffa dice che tutti i tumori sono uguali: sappiamo benissimo che non è affatto così. Le patologie neoplastiche cambiano in base all’organo o agli organi colpiti, allo stadio in cui sono state scoperte, al quadro clinico generale del paziente, alla possibilità di curarsi presso centri di eccellenza, ecc.

E quando ha cercato di spiegare cosa intendeva dire con questa affermazione si è ulteriormente “incartata”, dichiarando che in realtà l’equivalenza non si riferiva alle patologie tumorali, bensì al dolore esperito dal malato, che – a suo dire – sarebbe sempre il medesimo. Come è ben intuibile, invece, l’intensità della sofferenza e la capacità reattiva del paziente variano in base alla prognosi, alla possibilità di sopravvivere e di recuperare una vita del tutto normale.

La chemio e la radio non sono le uniche cure possibili

Inoltre la Toffa, parlando delle patologie neoplastiche, ha affermato che le uniche cure possibili sono la chemio e la radio, ignorando che negli ultimi anni le terapie anti-cancro della medicina ufficiale si stanno significativamente ampliando. E – proprio perché i tumori non sono tutti uguali – per ciascun paziente sarà necessaria una terapia oncologica mirata in base alle caratteristiche della malattia stessa.

Si pensi, ad esempio, alle terapie ormonali (denominate anche endocrine), ai farmaci a bersaglio molecolare o all’immunoterapia; senza dimenticare la soluzione chirurgica, che costituisce l’arma più efficace per le neoplasie localizzate.

Forse intendeva riferirsi al fatto che bisogna affidarsi alla medicina ufficiale per la cura del cancro? Detta così avrebbe avuto sicuramente più senso.

Nadia, inoltre, scrive:

non ho mai sospeso la vita per la malattia, per il cancro e nessuno dovrebbe farlo. Ecco come ci sono riuscita io. 💪🏻 E se ci sono riuscita IO……CI può riuscire chiunque

In un certo qual modo sembra voler biasimare chi non riesce a risollevarsi o a riprendere le normali attività quotidiane, senza considerare – tuttavia – che moltissimi pazienti oncologici, debilitati dal male e dalle terapie, si sentono privati sia delle forze fisiche che spirituali.

Nadia, la sofferenza, il dolore intenso e il pensiero positivo

Questa è la giustificazione che do alla Toffa: la sofferenza, il dolore, l’impotenza e la frustrazione ti rendono vulnerabile e forse poco lucido.

Nel contempo va anche riconosciuto che l’atteggiamento di Nadia – da un certo punto di vista – è assolutamente apprezzabile, in quanto è riuscita a sorridere e a sviluppare un pensiero positivo nonostante tutto, continuando la propria esistenza con forza e coraggio. È una donna giovane, in gamba e con una vita piena: non possiamo che augurarle tutto il meglio possibile.

Tuttavia quando si è un personaggio pubblico non bisogna mai dimenticare di dare il giusto peso alle parole.

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