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Primo giorno d'asilo

Primo giorno d’asilo

Punto i miei occhi nelle tue piccole spalle. Il tuo debutto fuori casa si è compiuto, hai varcato la soglia, hai lasciato il nido. Cerco un appiglio per giustificare le mie ansie, ma non lo trovo. Sei perfettamente a tuo agio con compagni e maestre, e quella piccola aula colorata sembra il tuo habitat naturale da sempre. Nessuna lacrima, nessun malumore: avevi voglia di iniziare il tuo percorso nel mondo.

Io, dal mio canto, vorrei una pacca sulla spalla, una conferma che fin qui, tutto sommato, io e il tuo papà abbiamo fatto un buon lavoro.

Primo giorno d’asilo: l’emblema di un nuovo inizio

Questa ennesima prima volta ha un alto valore simbolico, per me, per tutte le mamme del mondo: il piccolo esce di casa, dall’ambiente protetto e sicuro che ha caratterizzato la sua vita fino a quel momento, la diade mamma-figlio si separa temporaneamente ed entrano in scena nuovi attori, nuovi punti di riferimento che affiancheranno quelli genitoriali.

La scuola, il gruppo dei pari, le piccole competizioni e le amicizie che stringerai: immagino tutto, sovrappongo pensieri, richiamo alla mente il mio banco all’asilo, la mensa, le suore, i primi batticuori per quel lavoretto non riuscito o perché un compagno mi ha teso la sua mano. E così il tuo ergonomico zainetto dei super pigiamini si trasforma nella mia cartella celestina di Five, dalle linee squadrate e austere.

La vita si ripete, i rituali, malgrado tante cose siano mutate, restano i medesimi: i passaggi da una fase all’altra della vita ci lasciano sempre spiazzati, titubanti e ci fanno l’effetto di un tuffo in acqua da un’altezza nuova. Ti ritrai, fai un respiro lungo, ma quando hai saltato ti senti felice, più forte. Ecco tu già stai nuotando, mentre io devo ancora tuffarmi, sono ancora “sul punto di”, prendo tempo.

Sono sempre al tuo fianco

Te lo confesso, non ho ancora elaborato fino in fondo questa nuova condizione, nel bene e nel male: non mi sono resa conto che da adesso in poi avrò più tempo da dedicare a me stessa, al mio lavoro, alla tua sorellina e non ho ancora ben compreso che tu avrai una vita indipendente dalla mia, che vedrai cose che non sono contestualmente sotto i miei occhi, che ti emozionerai, piangerai e riderai mentre io sono altrove, non più a vegliare su di te e a proteggerti.

Non ci sono, o almeno così ti pare, ma in realtà sono sempre lì, a sostenerti, a tifare per te, a esultare per ogni tuo successo e a rendere prezioso anche un fallimento. E sarà così, per sempre, anche quando a scuola ci andrai da solo, anche quando sarai una spanna più alto di me e penserai che io non sono in grado di capirti.

Lo ripeti appena imbocchiamo con la macchina la strada che conduce all’asilo: andiamo a scuola? E a me viene un nodo alla gola, ma ti sorrido e ti rispondo che a scuola ci ritornerai l’indomani, col tuo zainetto blu dei super pigiamini nuovo di zecca.

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