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Ruota degli esposti: una storia di abbandono

È stato Alessandro il primo neonato a essere abbandonato nella ruota degli esposti a Napoli, presso il Policlinico Federico II. Dopo averlo partorito, la sua mamma lo ha “depositato” in una culla termica dell’ospedale, denominata anche “culla della vita”, dove è possibile lasciare in anonimato un figlio non voluto. Il bambino, per fortuna, gode di ottima salute e ora attende di essere accolto in una nuova famiglia, nella speranza che i tempi burocratici non siano troppo lunghi.

Una cosa è certa: nessuno può giudicare negativamente questa donna che, anzi, merita il rispetto di ciascuno di noi per aver lasciato il suo bambino in un luogo protetto e sicuro piuttosto che abbandonarlo per strada, in un cassonetto o nel bagno di un autogrill, come pure in passato è accaduto. Eppure non riesco a essere del tutto politically correct e così le ho scritto quanto segue:

Cara mamma, non conosco la tua storia, ma non vi è dubbio che la tua sia stata una scelta sofferta e per nulla facile. Proprio per questo sappi che meriti rispetto e comprensione, non fosse altro perché hai portato avanti la tua gravidanza e hai fatto nascere il tuo piccolo in un ospedale, assistita da medici e infermieri.

Eppure da mamma non mi capacito. Non me ne faccio una ragione. Un figlio può essere non voluto, non desiderato, puoi non avere le risorse per crescerlo, ma quando arriva, cara mamma, credo che cambi le carte in tavola. Ritengo che il solo vederlo per un attimo, annusarlo o sentire il calore del suo corpicino sul tuo, siano in grado di rivoluzionarie le priorità, di farti superare qualsiasi paura o impedimento, mostrandoti quanto grande è la bellezza della vita.

Potresti essere una bambina o una tossicodipendente, una ragazza madre o una donna in carriera, ma, a prescindere da ciò, io credo che dal momento in cui tu hai messo al mondo un bimbo sei in primo luogo una madre.

Ruota degli esposti: sono anche io una odiosa social giudicante?

A questo punto potrei essere additata come una delle tante “social giudicanti” che, non sapendo come stanno realmente i fatti, puntano il dito (in realtà non giudico, mi limito a esprimere le mie perplessità). Se non fossi stata madre probabilmente avrei mantenuto una maggiore distanza, ma la maternità mi ha fatto dono di un istinto animalesco che è difficile da domare, da tenere a bada. Proprio per questo motivo desidero fare un appello a questa mamma, come se l’avessi qui, davanti ai miei occhi:

Se sei ancora in tempo torna a riprenderti il tuo bambino… La vita non è facile per nessuno, ma un figlio, lungi dal complicarla, può solo renderla migliore.

Ad ogni modo mettere a disposizione delle mamme la ruota degli esposti, così come previsto dal progetto nazionale “Ninna-ho” è senz’altro una scelta di civiltà e buon senso. Basti pensare che nel nostro Paese i casi di abbandono sono pari a tremila ogni anno.

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