Le fiabe sono tra le storie più antiche che l’umanità continua a raccontare. Sono passate di bocca in bocca per secoli prima di finire nei libri, hanno cambiato finali e personaggi a seconda dei paesi e delle epoche, e oggi arrivano ai bambini attraverso gli albi illustrati, i cartoni animati e la voce dei genitori la sera prima di dormire. Questa pagina racconta come sono nate, come si sono trasformate nel tempo e perché gli studiosi ci vedono significati molto più profondi di una semplice storia per addormentarsi. In fondo trovi l’elenco delle fiabe che abbiamo spiegato una per una, a partire da Cappuccetto Rosso.
Fiaba e favola, che differenza c’è
Nel linguaggio di tutti i giorni le 2 parole si usano come sinonimi, però indicano generi diversi.
La favola è un racconto breve, quasi sempre con animali che parlano e si comportano come esseri umani, e si chiude con una morale esplicita. È un genere antichissimo che in Occidente risale a Esopo, vissuto in Grecia nel VI secolo a.C., e che è arrivato fino a noi attraverso il latino Fedro, nel I secolo d.C., e il francese Jean de La Fontaine, che pubblicò le sue Favole a partire dal 1668. La volpe e l’uva, la cicala e la formica, il lupo e l’agnello sono favole.
La fiaba è un racconto più lungo, ambientato in un tempo e in un luogo indefiniti, il classico “c’era una volta”, in cui compaiono elementi magici come fate, streghe, orchi, oggetti incantati e animali parlanti. Il protagonista affronta una serie di prove, spesso parte da casa, incontra aiutanti e antagonisti e alla fine torna cambiato. Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Hansel e Gretel e Biancaneve sono fiabe. La morale, quando c’è, resta implicita e il lettore la ricava dalla storia.
Come sono nate le fiabe
Le fiabe nascono come racconti orali. Per secoli le hanno tramandate le nonne, le balie, i contadini durante le veglie invernali, le donne che lavoravano insieme filando o cucendo. Ogni narratore cambiava qualche dettaglio, adattava la storia al proprio pubblico e al proprio territorio, e per questo della stessa fiaba esistono decine di versioni in paesi anche lontanissimi tra loro.
Per mettere ordine in questa enorme varietà, all’inizio del Novecento il folklorista finlandese Antti Aarne creò un catalogo dei “tipi” di fiaba, ampliato poi dall’americano Stith Thompson e nel 2004 dal tedesco Hans-Jörg Uther. Il sistema, noto come indice ATU dalle iniziali dei 3 studiosi, assegna un numero a ogni trama ricorrente, indipendentemente dalla lingua in cui viene raccontata. Cappuccetto Rosso, per esempio, è il tipo ATU 333.
Stabilire quando sia nata una fiaba è difficile, proprio perché per lungo tempo nessuno l’ha scritta. Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno provato a farlo con i metodi usati dai biologi per ricostruire l’evoluzione delle specie, confrontando le versioni diffuse nelle diverse lingue. Nel 2016 la folklorista Sara Graça da Silva e l’antropologo Jamshid Tehrani dell’Università di Durham hanno pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science uno studio secondo cui alcune fiabe avrebbero migliaia di anni. “Il fabbro e il diavolo” risalirebbe a circa 6.000 anni fa, all’età del bronzo, mentre la storia della Bella e la Bestia e quella di Tremotino avrebbero circa 4.000 anni. Sono stime e vanno prese come tali, ma confermano che molte fiabe sono più antiche della scrittura stessa.
Dalle veglie ai libri, le grandi raccolte
Il passaggio dalla voce alla pagina è avvenuto in Europa a partire dal Cinquecento, e l’Italia ha avuto un ruolo da protagonista.
Straparola e Basile, le prime raccolte italiane
Tra il 1550 e il 1553 Giovan Francesco Straparola pubblicò a Venezia Le piacevoli notti, una raccolta di racconti che contiene alcune delle prime versioni scritte di fiabe famose, tra cui un antenato del Gatto con gli stivali. Pochi decenni dopo il napoletano Giambattista Basile scrisse Lo cunto de li cunti, pubblicato dopo la sua morte tra il 1634 e il 1636. È considerata la prima raccolta europea interamente dedicata alle fiabe, 50 storie in napoletano tra cui “La gatta Cenerentola” e “Sole, Luna e Talia”, da cui deriva la Bella addormentata. Nel 2015 il regista Matteo Garrone ne ha tratto il film Il racconto dei racconti.
Perrault e la fiaba alla corte di Francia
Nel 1697 Charles Perrault pubblicò a Parigi le Storie o racconti del tempo passato, conosciute anche come I racconti di Mamma Oca. Il volume conteneva 8 fiabe in prosa, tra cui Cappuccetto Rosso, Cenerentola, La bella addormentata nel bosco, Barbablù, Il gatto con gli stivali e Pollicino, ciascuna seguita da una morale in versi. Perrault scriveva per il pubblico colto della corte di Luigi XIV e adattò le storie popolari al gusto e alle regole di comportamento del suo tempo. In Italia le sue fiabe arrivarono nel 1876 nella traduzione di Carlo Collodi, pochi anni prima di Pinocchio.
I fratelli Grimm e le fiabe del focolare
Nel 1812 Jacob e Wilhelm Grimm pubblicarono il primo volume delle Fiabe per bambini e famiglie, frutto di anni di raccolta di racconti popolari tedeschi, spesso ascoltati da donne della borghesia di Kassel. L’opera ebbe 7 edizioni durante la vita dei due fratelli, e l’ultima, del 1857, conta 210 testi. Di edizione in edizione Wilhelm riscrisse le storie rendendole più adatte ai bambini e ai valori della famiglia borghese. Nella prima versione di Biancaneve, per esempio, a voler uccidere la protagonista è la madre naturale, che dal 1819 diventa la matrigna.
Andersen e la fiaba d’autore
Il danese Hans Christian Andersen pubblicò i suoi primi racconti nel 1835. A differenza di Perrault e dei Grimm, che partivano da storie già esistenti, Andersen inventò gran parte delle sue fiabe, come La sirenetta, Il brutto anatroccolo, La piccola fiammiferaia e I vestiti nuovi dell’imperatore. Con lui la fiaba diventa un genere letterario d’autore, spesso malinconico e con finali tutt’altro che lieti.
Calvino e le Fiabe italiane
Nel 1956 Italo Calvino pubblicò Fiabe italiane, 200 storie scelte tra le raccolte ottocentesche in dialetto di tutte le regioni e riscritte in italiano. È ancora oggi il punto di riferimento per conoscere la tradizione fiabesca del nostro paese, che comprende anche versioni locali di storie famose, come “La finta nonna”, parente stretta di Cappuccetto Rosso.
Come si sono trasformate le fiabe nel tempo
Le versioni più antiche delle fiabe sorprendono spesso per la loro crudezza. Nelle storie popolari si mangia carne umana, le sorellastre di Cenerentola si tagliano parti dei piedi per entrare nella scarpetta e i colpevoli vengono puniti con grande violenza. Queste storie erano destinate a un pubblico misto di adulti e bambini e riflettevano una vita quotidiana fatta di fame, malattie e morti precoci.
Con il passaggio alla pagina scritta le fiabe sono state progressivamente addolcite. Perrault le ha rese eleganti e moraleggianti, i Grimm le hanno ripulite dagli elementi considerati inadatti, e nel Novecento il cinema d’animazione ha fatto il resto. Biancaneve e i sette nani di Walt Disney, uscito nel 1937, ha fissato nell’immaginario di intere generazioni l’aspetto dei personaggi e un lieto fine senza ombre.
La trasformazione continua ancora oggi. Gianni Rodari, nella Grammatica della fantasia del 1973, invitava a giocare con le fiabe, a sbagliarle di proposito e a mescolarle, per stimolare la creatività dei bambini. Le serie animate e gli albi contemporanei riprendono personaggi della tradizione popolare e li adattano al presente, come è successo con la fiaba russa da cui nasce il cartone Masha e Orso.
Il significato profondo delle fiabe
Dietro la semplicità della trama, le fiabe hanno attirato l’interesse di antropologi, linguisti e psicoanalisti, che le hanno lette in modi diversi.
- La struttura. Nel 1928 lo studioso russo Vladimir Propp, nella Morfologia della fiaba, analizzò 100 fiabe di magia e dimostrò che seguono tutte una sequenza di 31 “funzioni” ricorrenti, come l’allontanamento da casa, il divieto, l’infrazione, l’incontro con il donatore e la vittoria sull’antagonista. Per questo le fiabe sono così facili da ricordare e da raccontare.
- Il rito di passaggio. Molti antropologi leggono le fiabe come il racconto di una crescita. Il protagonista lascia la casa dei genitori, affronta il bosco, cioè l’ignoto, supera prove difficili e torna adulto, oppure si sposa e fonda una nuova famiglia.
- La lettura psicoanalitica. Nel 1976 lo psicologo Bruno Bettelheim pubblicò Il mondo incantato, in cui sosteneva che le fiabe aiutano i bambini ad affrontare paure e conflitti interiori, come la paura dell’abbandono o la rivalità con i fratelli, proprio perché li rappresentano in forma simbolica e con un finale rassicurante. Le sue interpretazioni sono state in seguito molto discusse, ma l’idea che le parti spaventose delle fiabe abbiano una funzione è rimasta.
- La lettura storica e sociale. Studiosi come Jack Zipes hanno messo in luce come le versioni scritte delle fiabe abbiano trasmesso regole di comportamento precise, soprattutto alle bambine e alle ragazze, cambiando nel tempo insieme alla società che le raccontava.
Perché raccontare le fiabe ai bambini oggi
Le fiabe restano uno strumento prezioso anche per i bambini di oggi. La struttura ripetitiva e le formule fisse aiutano i più piccoli a seguire la storia e a prevedere che cosa succederà, e questa prevedibilità li rassicura. Ascoltare fiabe arricchisce il vocabolario e allena la capacità di comprendere un racconto, 2 abilità legate allo sviluppo del linguaggio nei bambini.
Le fiabe offrono anche un luogo sicuro dove incontrare la paura. Il lupo, la strega e il bosco buio permettono al bambino di sperimentare emozioni forti stando in braccio a un adulto, sapendo che alla fine il bene vincerà. Se però una storia lo spaventa troppo, conviene fermarsi, parlarne e riprenderla in un altro momento, con gli stessi accorgimenti utili per affrontare la paura del buio nei bambini.
Intorno ai 3 anni i bambini iniziano ad apprezzare le fiabe brevi e ripetitive, come I tre porcellini o Riccioli d’oro. Dai 4 o 5 anni si possono proporre le fiabe classiche più lunghe e complesse, raccontandole con parole proprie e adattando i passaggi più crudi all’età e alla sensibilità del bambino.
Le fiabe spiegate
Questa sezione raccoglie gli articoli che dedichiamo alle singole fiabe, con la storia, le versioni più antiche e i significati che gli studiosi ci hanno letto.
