Io e mio figlio, così simili che a volte mi sembra di guardarmi allo specchio
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Ci sono figli che assomigliano alla mamma negli occhi, altri nel sorriso, altri ancora in quella piega strana che prende il naso quando ridono. Luca ha deciso di fare le cose per bene: si è preso parecchio della mia faccia e una discreta quantità del mio carattere.
Il risultato è che, certe volte, lo guardo e ho la sensazione precisa di assistere alla versione di me con parecchi anni in meno.
Io e Luca abbiamo millemila cose in comune, oltre alla faccia, s’intende.
Siamo entrambi maniaci del controllo, timidi, ansiosi e inguaribilmente innamorati della vita. Che, per fortuna, spesso ci sorprende in positivo mentre noi siamo impegnati a prevedere ogni possibile catastrofe, comprese quelle statisticamente impossibili.
Siamo precisi e scrupolosi, controlliamo tutto, ricontrolliamo e, per sicurezza, controlliamo anche di aver controllato.
Durante un conflitto partiamo subito all’attacco, con l’energia di chi è pronto a difendere le proprie ragioni fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Un secondo dopo siamo già pentiti, divorati dal senso di colpa.
Insomma, siamo due personcine molto tranquille (purché tutto vada esattamente come avevamo previsto).
Crescere un figlio che ti assomiglia
Avere davanti un bambino che ti somiglia così tanto produce effetti curiosi. Esempio: riconosco alcuni suoi pensieri ancora mentre stanno nascendo; vedo arrivare l’ansia dalla faccia; riconosco l’imbarazzo dal modo in cui protendo il mussetto e capisco quando nella sua testa è già partita quella gigantesca macchina organizzativa che prende un evento semplicissimo e gli costruisce intorno infiniti scenari alternativi. Conosco quel meccanismo perché funziono al suo stesso modo.
Luca può chiedermi tre volte a che ora dobbiamo uscire, quanto durerà qualcosa, chi ci sarà, dove andremo esattamente e che cosa succederà una volta arrivati. Io rispondo pazientemente, consapevole del fatto che potrei aver fatto le stesse domande cinque minuti prima a qualcun altro.
Certe somiglianze fanno sorridere, ma altre arrivano dritte in punti molto più profondi.
Quando vedo una sua paura, per esempio, sento immediatamente quanto sia è forte il desiderio di cancellargliela e quanto, allo stesso tempo, sia difficile portare il risultato a casa. Vorrei regalargli quella serenità assoluta che io stessa ho sempre inseguito con risultati… piuttosto creativi.
Poi lo guardo e capisco che forse posso offrirgli qualcosa che conosco meglio, ovvero il modo in cui si vive avendo paura e continuando ugualmente a desiderare il mondo.
Il bisogno di sapere tutto
Io e Luca amiamo sapere. Sapere quando, sapere dove, sapere come, sapere quanto manca, sapere chi viene, sapere se il programma resta quello stabilito alle ore 17.42 del martedì precedente. L’imprevisto, in altri termini, viene accolto dal nostro sistema nervoso come una comunicazione ufficiale proveniente dalla Protezione civile.
Eppure la vita familiare è una fabbrica instancabile di programmi saltati, febbri arrivate nel momento sbagliato, oggetti dimenticati, appuntamenti spostati, persone in ritardo, vacanze diverse da quelle immaginate.
In mezzo a tutto questo Luca cresce e io insieme a lui. Perché educare un bambino che vuole tenere tutto sotto controllo significa incontrare ogni giorno il proprio bisogno di controllo. Quando gli dico che possiamo affrontare una cosa anche senza conoscere ogni dettaglio, sento perfettamente la portata della frase.
Sto parlando a lui e, in qualche modo, sto parlando anche a me…
Quando parte la guerra
Abbiamo anche un’altra caratteristica familiare piuttosto evidente: durante una discussione ci sembra sempre di avere ottime ragioni.
Le esponiamo con passione, con dovizia di particolari, con documentazione allegata, memoria difensiva ed eventuale disponibilità di testimoni. Luca riesce a discutere sull’esatta successione di tre avvenimenti accaduti durante la ricreazione come un avvocato impegnato nel processo del secolo. Io, mentre lo ascolto, riconosco qualcosa di tremendamente familiare.
La parte più tenera arriva subito dopo: passata la rabbia, arrivano il dubbio e poi il dispiacere. Quindi parte l’autopsia emotiva della discussione: forse ho esagerato, forse potevo dirlo diversamente, forse quella parola era di troppo. Ahimè… Anche in questo ci somigliamo terribilmente.
Forse per questo riesco a vedere abbastanza chiaramente ciò che succede dentro di lui quando la tempesta è finita. Sotto quella veemenza vive una sensibilità enorme.
Le parole dette durante un litigio restano a lungo nella sua testa, esattamente come succede nella mia.
Le cose che vorrei insegnargli
Ogni genitore possiede una piccola collezione di eredità che vorrebbe consegnare ai figli e un’altra di caratteristiche sulle quali spera di poter mettere qualche mano gentile. A Luca vorrei lasciare l’amore feroce per la vita, la curiosità, la precisione, la capacità di prendere sul serio le persone. E ovviamente quel bisogno quasi ostinato di fare bene le cose.
Ma vorrei anche insegnargli che un errore può restare semplicemente un errore e che una frase sbagliata può essere corretta. E cosa più importante, che una paura può occupare un pezzetto di spazio senza prendersi tutta la stanza.
Lo sto imparando insieme a lui.
Ed è probabilmente questa una delle cose più strane dell’essere madre: pensi di dover spiegare il mondo a tuo figlio e ti ritrovi continuamente davanti a pezzi di te che chiedono ancora, e a gran voce, una spiegazione.
Guardarsi nello stesso specchio
Ogni tanto osservo Luca mentre controlla lo zaino per la seconda volta o mentre mi racconta con enorme precisione qualcosa che lo preoccupa.
Forse un giorno lui diventerà molto diverso da me, nel senso che avrà altri modi di reagire, altre sicurezze, altri difetti e una storia completamente sua.
Oggi, però, il dato è oggettivo: siamo due maniaci del controllo innamorati della vita che cercano con grande serietà di prevedere l’imprevedibile (sic!)
Ma ogni tanto la vita, evidentemente divertita, cambia i nostri programmi, rimescola le carte e ci fa tribolare.

Sono blogger, giornalista e web content editor; contemporaneamente sono mamma di Luca e Viola: il tempo è poco, ma faccio i salti mortali per dare sempre il meglio! Il mio motto è “Chi la dura la vince”!
