Domanda maternità INPS: quando farla e come richiedere la maternità obbligatoria
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La domanda di maternità INPS per una lavoratrice dipendente del settore privato va presentata prima dell’inizio del congedo di maternità. Nel regime ordinario il congedo comincia due mesi prima della data presunta del parto e prosegue per i tre mesi successivi. Prima dell’astensione, il medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato deve avere trasmesso telematicamente all’INPS il certificato di gravidanza con la data presunta del parto. Entro 30 giorni dalla nascita, la lavoratrice deve inoltre comunicare all’Istituto la data effettiva del parto e le generalità del bambino.
Queste sono le regole in vigore alla data del 5 settembre 2026. Nel linguaggio comune si parla spesso di “maternità obbligatoria”; il termine utilizzato dalla normativa è congedo di maternità. Per le lavoratrici dipendenti l’astensione ha una durata ordinaria di cinque mesi e può essere organizzata secondo le formule 2+3, 1+4 oppure, quando ricorrono le condizioni sanitarie richieste, interamente nei cinque mesi successivi al parto. L’INPS conferma questa articolazione anche nella propria pagina sulla maternità obbligatoria aggiornata il 30 giugno 2026.
INPS domanda maternità obbligatoria: quando bisogna presentarla
L’INPS indica che la domanda deve essere inoltrata prima dei due mesi che precedono la data prevista del parto. Il riferimento operativo è quindi l’inizio del periodo ordinario di maternità ante partum. Il diritto all’indennità è soggetto anche a un termine di prescrizione: la richiesta deve comunque arrivare entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile.
La data da utilizzare è quella indicata nel certificato medico di gravidanza. Per verificare in quale fase della gestazione ci si trova e avere una prima stima della data prevista per la nascita, su MammaWriter è disponibile il calcolatore delle settimane di gravidanza e della data presunta del parto. La data clinica certificata dal medico rimane il riferimento per la pratica INPS.
Un esempio aiuta a capire il meccanismo. Con una data presunta del parto fissata al 20 dicembre, il periodo ordinario di maternità comincia due mesi prima. La domanda viene quindi predisposta prima dell’inizio di tale periodo, utilizzando la data presunta già trasmessa attraverso il certificato telematico.
Quanto dura la maternità obbligatoria
Il congedo di maternità ordinario copre cinque mesi. La formula tradizionale prevede due mesi precedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi alla nascita.
La data del parto viene considerata dall’INPS come un giorno autonomo rispetto ai due mesi ante partum e ai tre mesi post partum e viene quindi aggiunta al periodo complessivo. In caso di parto gemellare la durata rimane la stessa.
Le modalità principali possono essere riassunte così:
| Modalità | Periodo prima del parto | Periodo dopo il parto |
|---|---|---|
| Ordinaria 2+3 | 2 mesi | 3 mesi |
| Flessibile 1+4 | 1 mese | 4 mesi |
| Fruizione 0+5 | fino al parto | 5 mesi |
La distribuzione concreta dipende dalla scelta della lavoratrice e, per 1+4 e 0+5, dalle certificazioni sanitarie richieste.
Come funziona la maternità 2+3
La formula 2+3 rappresenta la modalità ordinaria prevista dal Testo Unico sulla maternità e paternità. La lavoratrice si astiene dal lavoro nei due mesi che precedono la data presunta del parto e nei tre mesi successivi.
Se il bambino nasce dopo la data prevista, anche i giorni trascorsi tra data presunta e parto effettivo vengono coperti dal congedo. Se la nascita avviene anticipatamente, i giorni di congedo ante partum che la madre avrebbe dovuto utilizzare vengono recuperati dopo la nascita. Tale recupero opera anche quando il periodo complessivo supera i cinque mesi ordinari.
Per comprendere con precisione sigle come 31+4, 32+0 o 36+2, può essere utile l’approfondimento MammaWriter su come leggere settimane e giorni di gravidanza.
Maternità flessibile 1+4
La lavoratrice può scegliere di lavorare durante l’ottavo mese e utilizzare il congedo secondo la formula un mese prima del parto e quattro mesi dopo.
La flessibilità richiede una certificazione del medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale, o con esso convenzionato, e del medico competente per la salute e sicurezza sul lavoro. Le certificazioni devono attestare che la prosecuzione dell’attività lavorativa sia compatibile con la salute della gestante e del bambino.
Dal punto di vista documentale esiste una distinzione utile: l’INPS precisa che la documentazione medica necessaria per la flessibilità va consegnata al datore di lavoro. L’Istituto riceve già il certificato telematico di gravidanza relativo alla data presunta del parto.
Maternità 0+5: tutti i cinque mesi dopo il parto
Dal 2019 una lavoratrice può scegliere di utilizzare l’intero congedo di cinque mesi dopo il parto.
Anche questa possibilità richiede l’attestazione del medico specialista del SSN o convenzionato e del medico competente aziendale, con valutazione favorevole alla prosecuzione del lavoro durante la gravidanza. La certificazione sanitaria relativa alla scelta viene consegnata al datore di lavoro.
La formula 0+5 può quindi essere utilizzata quando le condizioni sanitarie e lavorative consentono di proseguire l’attività fino alla nascita o fino alla data presunta indicata nella documentazione.
Quale certificato serve per la domanda maternità INPS
Prima dell’inizio del congedo, il certificato medico di gravidanza deve arrivare telematicamente all’INPS.
L’invio viene effettuato da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o da un medico convenzionato. Il certificato contiene, tra gli elementi fondamentali, la data presunta del parto utilizzata per determinare l’inizio del periodo tutelato.
La lavoratrice può verificare che l’adempimento sia stato effettuato prima di compilare la propria domanda. Una copia cartacea può risultare utile per i propri documenti, mentre il dato destinato all’Istituto viaggia attraverso il sistema telematico sanitario.
Come fare la domanda maternità INPS online
La procedura attuale passa attraverso il servizio “Domande di maternità e paternità” disponibile sul portale INPS. L’Istituto raccoglie nello stesso ambiente le prestazioni destinate alle diverse categorie di genitori.
I passaggi operativi sono brevi:
- accedere a MyINPS con SPID, CIE o CNS;
- cercare “Domande di maternità e paternità”;
- selezionare la prestazione relativa al congedo di maternità;
- controllare i dati personali e lavorativi;
- indicare la data presunta del parto richiesta dalla procedura;
- verificare i dati e inviare la domanda;
- conservare ricevuta e numero di protocollo.
La procedura permette anche la consultazione delle domande già trasmesse. Per assistenza si può utilizzare il Contact Center INPS oppure rivolgersi a un patronato.
Per istruzioni, requisiti e aggiornamenti ufficiali è disponibile la scheda INPS sull’indennità per congedo di maternità delle lavoratrici dipendenti.
Cosa bisogna fare dopo la nascita
La pratica prosegue dopo il parto perché la data effettiva della nascita determina il periodo post partum.
L’INPS stabilisce che la lavoratrice comunichi entro 30 giorni dal parto la data di nascita e le generalità del figlio.
Questa comunicazione permette di allineare il periodo indennizzabile all’evento effettivo. Assume particolare rilievo quando il parto avviene prima o dopo la data presunta indicata inizialmente.
Quanto paga l’INPS durante la maternità obbligatoria
Per le lavoratrici dipendenti interessate dalla tutela INPS, l’indennità prevista dal Testo Unico corrisponde all’80% della retribuzione media globale giornaliera, calcolata generalmente sul periodo di paga precedente l’inizio del congedo.
Nella maggior parte dei rapporti di lavoro del settore privato, il datore di lavoro anticipa l’indennità in busta paga e recupera successivamente la somma attraverso il sistema contributivo INPS. Alcuni contratti collettivi prevedono un’integrazione economica che porta il trattamento a una percentuale superiore. La verifica va quindi effettuata anche sul CCNL applicato al proprio rapporto.
Domanda di maternità per dipendenti pubbliche
Le dipendenti delle amministrazioni pubbliche seguono gli adempimenti previsti nei confronti dell’amministrazione di appartenenza, dalla quale ricevono il trattamento economico collegato al congedo. L’INPS precisa espressamente questa modalità nella scheda dedicata alla maternità delle lavoratrici dipendenti.
La disciplina economica viene completata dal contratto collettivo del comparto. Diversi CCNL pubblici vigenti riconoscono l’intera retribuzione durante il congedo di maternità; tra gli esempi figurano Sanità, Funzioni centrali e Funzioni locali.
Una lavoratrice pubblica deve quindi seguire la procedura indicata dal proprio ente, dalla scuola o dall’amministrazione presso cui presta servizio.
Parto anticipato e domanda maternità INPS
Quando il parto avviene prima della data presunta, i giorni di congedo ante partum rimasti inutilizzati vengono aggiunti al periodo successivo alla nascita.
L’INPS precisa che il recupero opera anche quando la somma dei tre mesi post partum e dei giorni recuperati porta il congedo oltre la durata ordinaria di cinque mesi.
Il meccanismo tutela quindi integralmente il periodo che la lavoratrice avrebbe avuto a disposizione prima del parto.
Parto successivo alla data presunta
Se la nascita avviene dopo la data indicata nel certificato di gravidanza, il congedo copre anche i giorni compresi tra la data presunta e quella effettiva.
A questi si aggiungono i tre mesi post partum previsti dalla modalità ordinaria.
La comunicazione della data effettiva all’INPS entro 30 giorni consente di aggiornare correttamente il conteggio.
Cosa succede in caso di parto gemellare
Per il parto gemellare la durata del congedo di maternità resta quella prevista per una gravidanza singola.
L’INPS specifica che il numero dei bambini nati nello stesso parto non modifica i cinque mesi di maternità.
Le regole cambiano per altre prestazioni successive alla nascita, come alcuni istituti legati ai figli. Per avere una panoramica dei sostegni economici attivi nel 2026 è disponibile l’articolo MammaWriter dedicato a Bonus mamme 2026 e altri benefici per le famiglie.
Interdizione anticipata dal lavoro in gravidanza
Il periodo di tutela può cominciare anche prima dei due mesi antecedenti il parto quando viene disposta un’interdizione anticipata.
In presenza di gravi complicazioni della gravidanza o condizioni sanitarie collegate alla gestazione, il provvedimento può essere disposto sulla base della valutazione sanitaria prevista dalla normativa. Quando il problema deriva dalle condizioni di lavoro, dall’ambiente o da mansioni incompatibili con la gravidanza e la lavoratrice non può essere spostata, interviene l’Ispettorato territoriale del lavoro.
L’interdizione anticipata amplia quindi il periodo tutelato rispetto ai cinque mesi ordinari.
Ricovero del neonato e sospensione del congedo
Quando il neonato viene ricoverato in una struttura pubblica o privata, la madre può chiedere la sospensione, anche parziale, del periodo di maternità successivo al parto e riprendere l’attività lavorativa.
Il periodo residuo viene utilizzato dopo le dimissioni del bambino. La possibilità può essere esercitata una volta per ciascun figlio e richiede una certificazione medica che attesti la compatibilità delle condizioni di salute della madre con la ripresa del lavoro.
Domanda maternità INPS per lavoratrici disoccupate o sospese
La tutela può spettare anche ad alcune lavoratrici che, al momento dell’inizio della maternità, risultano disoccupate o sospese.
In via generale, l’INPS riconosce l’indennità quando il congedo inizia entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro. La presenza del diritto alla disoccupazione, alla mobilità o alla cassa integrazione permette l’applicazione delle ulteriori condizioni previste dal Testo Unico anche quando il periodo comincia successivamente.
Per le lavoratrici che negli ultimi due anni hanno svolto attività escluse dal contributo per la disoccupazione, l’INPS prevede una disciplina specifica collegata all’inizio del congedo entro 180 giorni dall’ultimo lavoro e alla presenza di almeno 26 contributi settimanali nel biennio precedente.
Maternità INPS per colf e badanti
Le lavoratrici domestiche rientrano nella tutela della maternità con requisiti contributivi propri.
L’INPS richiede 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti. In presenza di tale requisito, l’indennità può spettare anche quando al momento della maternità il rapporto di lavoro è cessato.
La circolare INPS sugli importi 2026 stabilisce inoltre le retribuzioni convenzionali utilizzate per il calcolo della prestazione delle lavoratrici domestiche.
Lavoratrici agricole
Per le lavoratrici agricole a tempo determinato l’INPS richiede, nell’anno di inizio del congedo, l’iscrizione negli elenchi nominativi annuali come bracciante per almeno 51 giornate di lavoro agricolo.
La categoria segue poi le specifiche modalità di calcolo e pagamento previste dalla relativa gestione previdenziale.
Domanda maternità INPS per la Gestione Separata
Per le lavoratrici iscritte esclusivamente alla Gestione Separata INPS, la tutela assume la forma di un’indennità economica. La lavoratrice può continuare a svolgere la propria attività durante il periodo indennizzabile. La prestazione è riconosciuta, in presenza dei requisiti, per il periodo collegato ai due mesi precedenti e ai tre mesi successivi al parto.
Il requisito contributivo ordinario richiede almeno una mensilità di contribuzione con aliquota piena nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo tutelato. L’indennità corrisponde all’80% di 1/365 del reddito utilizzato come riferimento secondo le regole della Gestione Separata ed è pagata direttamente dall’INPS.
Anche in questo caso la domanda viene presentata tramite il servizio “Domande di maternità e paternità” e il certificato di gravidanza deve essere trasmesso telematicamente prima del periodo indennizzabile.
Domanda maternità per lavoratrici autonome
Artigiane, commercianti, coltivatrici dirette e le altre categorie autonome assicurate nelle gestioni previste dall’INPS hanno diritto a un’indennità di maternità in presenza dei requisiti contributivi.
Per queste lavoratrici la tutela economica copre ordinariamente i due mesi precedenti e i tre successivi al parto. L’attività professionale può proseguire durante il periodo indennizzato.
Per il 2026 l’INPS ha aggiornato i valori convenzionali utilizzati per il calcolo dell’indennità delle diverse categorie autonome attraverso la circolare n. 47 del 21 aprile 2026.
Maternità obbligatoria e congedo parentale sono periodi diversi
Il congedo di maternità copre il periodo collegato direttamente alla gravidanza e alla nascita. Il congedo parentale riguarda i successivi periodi facoltativi dedicati alla cura del figlio.
Nel 2026, per i lavoratori dipendenti, la possibilità di utilizzare il congedo parentale arriva fino ai 14 anni del figlio, mentre fino a tre mesi possono essere indennizzati all’80% quando ricorrono le condizioni previste. La domanda di congedo parentale segue quindi una pratica autonoma rispetto alla domanda di maternità.
Domande frequenti sulla domanda maternità INPS
Quando devo presentare la domanda di maternità all’INPS?
La lavoratrice dipendente interessata dalla procedura INPS deve inviare la domanda prima dell’inizio del congedo, quindi prima dei due mesi che precedono la data presunta del parto nel regime ordinario. L’INPS prevede inoltre la prescrizione del diritto all’indennità trascorso un anno dalla fine del periodo indennizzabile.
Come si chiama la domanda di maternità sul sito INPS?
Il portale utilizza attualmente il servizio “Domande di maternità e paternità”, attraverso il quale vengono gestite le pratiche relative alle diverse categorie di lavoratrici e lavoratori.
Serve il certificato di gravidanza per fare la domanda?
Sì. Prima dell’inizio del congedo il certificato medico di gravidanza deve essere trasmesso telematicamente all’INPS da un medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato. Il certificato riporta la data presunta del parto.
Devo allegare alla domanda INPS il certificato per la maternità 1+4?
La documentazione sanitaria relativa alla flessibilità 1+4 viene consegnata al datore di lavoro. L’INPS ha chiarito che tali certificazioni mediche vengono conservate dal datore, mentre l’Istituto riceve il certificato telematico di gravidanza.
Posso prendere tutti i cinque mesi dopo il parto?
Sì, quando il medico specialista del SSN o convenzionato e il medico competente attestano la compatibilità della prosecuzione del lavoro con la salute della gestante e del nascituro. La normativa consente così la formula 0+5.
Quanto paga la maternità obbligatoria?
Per le lavoratrici dipendenti assicurate INPS l’indennità prevista dalla disciplina generale è pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera. Il contratto collettivo applicato può prevedere un trattamento economico più favorevole.
Una dipendente pubblica deve fare la domanda di maternità sul sito INPS?
La dipendente pubblica segue gli adempimenti verso la propria amministrazione, dalla quale riceve il trattamento economico previsto dalla legge e dal contratto collettivo applicato.
Dopo il parto bisogna comunicare qualcosa all’INPS?
Sì. La lavoratrice deve comunicare entro 30 giorni la data di nascita e le generalità del bambino, così da aggiornare correttamente il periodo di maternità.
Cosa succede se il bambino nasce prima della data presunta?
I giorni di congedo ante partum rimasti inutilizzati vengono aggiunti al periodo successivo alla nascita. Il recupero può portare la durata complessiva oltre i cinque mesi ordinari.
La maternità dura di più con due gemelli?
La durata del congedo di maternità resta invariata anche in caso di parto gemellare.

Sono blogger, giornalista e web content editor; contemporaneamente sono mamma di Luca e Viola: il tempo è poco, ma faccio i salti mortali per dare sempre il meglio! Il mio motto è “Chi la dura la vince”!
