Congedo parentale: come funziona, durata, retribuzione e domanda
Indice dei contenuti
Il congedo parentale permette ai genitori di assentarsi dal lavoro per dedicare tempo alla cura dei figli durante gli anni della crescita. Rappresenta un diritto distinto dal congedo di maternità e dal congedo di paternità e può essere utilizzato dalla madre e dal padre secondo limiti individuali e complessivi stabiliti dalla legge.
Dal 1° gennaio 2026 è arrivata una novità importante per i lavoratori dipendenti: il periodo entro il quale è possibile utilizzare il congedo parentale è stato esteso fino ai 14 anni di vita del figlio. Per adozione e affidamento il limite arriva a 14 anni dall’ingresso del minore in famiglia, entro il raggiungimento della maggiore età. La modifica deriva dalla legge di Bilancio 2026 e riguarda specificamente i lavoratori dipendenti.
Accanto alla durata esiste poi il tema dell’indennità. Una parte del congedo può essere retribuita all’80%, altri periodi sono indennizzati al 30% e gli eventuali mesi residui seguono regole legate anche al reddito. Per capire quanto spetta occorre quindi considerare categoria lavorativa, età del figlio, mesi già utilizzati e momento in cui si è concluso il congedo di maternità o paternità.
Che cos’è il congedo parentale
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro riconosciuto ai genitori per la cura del figlio. La disciplina principale è contenuta nel decreto legislativo 151/2001, il Testo unico sulla maternità e paternità.
Per i lavoratori dipendenti il diritto può essere esercitato anche quando l’altro genitore non lavora oppure appartiene a una categoria professionale che segue regole differenti. Madre e padre possono inoltre utilizzare alcuni periodi di congedo nello stesso momento.
La parola “facoltativo” indica che il genitore decide se e quando utilizzare questo periodo entro i limiti previsti. Proprio questa caratteristica lo distingue dalla maternità obbligatoria.
Congedo parentale e congedo di maternità: quali differenze
Il congedo di maternità protegge un periodo legato alla gravidanza e alla nascita ed è regolato da una disciplina propria. Il congedo parentale interviene durante la fase successiva e risponde all’esigenza di permettere ai genitori di occuparsi direttamente del bambino.
Per la lavoratrice dipendente, il congedo parentale può iniziare dopo la fine del congedo di maternità. Il padre lavoratore dipendente può utilizzarlo già dalla nascita del figlio, anche durante il periodo in cui la madre usufruisce della maternità.
Anche il congedo di paternità obbligatorio segue regole diverse e possiede una durata propria. I giorni utilizzati a questo titolo non coincidono quindi con i mesi di congedo parentale.
Fino a che età del figlio si può chiedere il congedo parentale
Dal 2026 i lavoratori dipendenti possono utilizzare il congedo parentale entro i primi 14 anni di vita del figlio. La nuova soglia vale per i periodi fruiti dal 1° gennaio 2026. Fino al 31 dicembre 2025 il limite previsto era di 12 anni.
La modifica riguarda esclusivamente i dipendenti. Per gli iscritti alla Gestione Separata INPS il limite resta fissato entro i primi 12 anni, mentre lavoratrici e lavoratori autonomi seguono una disciplina ancora diversa e possono utilizzare il congedo entro il primo anno di vita del bambino o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento.
La categoria lavorativa diventa quindi uno dei primi elementi da verificare quando si calcolano durata e scadenza del proprio diritto.
Quanti mesi di congedo parentale spettano
Per i lavoratori dipendenti, madre e padre possono utilizzare complessivamente fino a 10 mesi di congedo parentale per ciascun figlio. Il limite sale a 11 mesi quando il padre utilizza almeno tre mesi di congedo, anche in forma frazionata.
La madre può usufruire al massimo di sei mesi. Al padre spettano fino a sei mesi, che diventano sette quando utilizza almeno tre mesi di congedo. Il genitore solo può arrivare a undici mesi.
La ripartizione permette alle famiglie di organizzare il periodo di cura sulla base delle proprie necessità, tenendo conto dei limiti individuali. I mesi spettanti alla madre e al padre, infatti, possiedono in parte una natura personale e non possono essere interamente trasferiti all’altro genitore.
Come funzionano i nove mesi indennizzati
All’interno della durata complessiva, per i lavoratori dipendenti esistono nove mesi complessivamente indennizzabili secondo la disciplina ordinaria.
Tre mesi spettano alla madre e sono personali; altri tre spettano al padre e sono ugualmente personali. A questi si aggiungono tre mesi che possono essere utilizzati alternativamente dai due genitori.
I nove mesi rappresentano quindi il periodo complessivo coperto economicamente senza necessità di verificare il reddito individuale. Una parte può ricevere un’indennità maggiorata all’80%, mentre i restanti mesi vengono normalmente indennizzati al 30%.
Congedo parentale all’80%: quanti mesi spettano
Le leggi di Bilancio degli ultimi anni hanno progressivamente aumentato l’indennità prevista per alcuni periodi di congedo parentale. Dal 2025, nelle condizioni previste dalla normativa, possono essere riconosciuti fino a tre mesi complessivi indennizzati all’80% della retribuzione, da utilizzare entro i sei anni di vita del bambino.
I tre mesi all’80% non si aggiungono ai mesi di congedo già spettanti. Rappresentano una maggiorazione economica applicata a periodi compresi nei sei mesi personali, tre per ciascun genitore.
Il numero concreto di mesi all’80% dipende anche dalla data in cui è terminato il congedo di maternità o di paternità. Per chi ha terminato il congedo obbligatorio dopo il 31 dicembre 2024, la normativa permette di arrivare a tre mesi con indennità maggiorata, purché vengano utilizzati entro il sesto anno del figlio. Le situazioni legate a periodi di maternità o paternità terminati negli anni precedenti seguono le regole transitorie introdotte dalle diverse leggi di Bilancio.
Per questo motivo, quando il figlio è nato alcuni anni fa, conviene verificare il proprio caso attraverso i contatori disponibili nell’area INPS.
Congedo parentale al 30%
Una volta esauriti gli eventuali mesi all’80%, gli altri periodi compresi nei nove mesi indennizzabili sono normalmente pagati al 30% della retribuzione media giornaliera.
La disciplina INPS prevede quindi, nelle situazioni che permettono di beneficiare dell’intera maggiorazione, tre mesi all’80% e altri sei mesi al 30%.
I periodi ulteriori rispetto ai nove mesi possono ricevere l’indennità del 30% quando il reddito individuale del genitore è inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo pensionistico.
Il calcolo effettivo merita particolare attenzione perché entrano in gioco giorni richiesti, retribuzione di riferimento, congedi già fruiti dall’altro genitore e disciplina prevista dal proprio contratto collettivo.
Congedo parentale della madre
Per la lavoratrice dipendente il congedo parentale può iniziare dopo il termine della maternità e può durare complessivamente fino a sei mesi.
Tre mesi sono riconosciuti alla madre come periodo personale indennizzabile e non vengono trasferiti al padre. La madre può utilizzare anche una parte dei tre mesi aggiuntivi che spettano alternativamente ai genitori, nel rispetto del limite complessivo previsto per la coppia.
Il congedo può essere utilizzato in un unico periodo, suddiviso in più intervalli oppure, nei casi previsti, su base oraria.
Congedo parentale del padre
Anche il padre possiede un diritto autonomo al congedo parentale. Per i lavoratori dipendenti può iniziare già dalla nascita del figlio e raggiungere sei mesi.
Quando il padre utilizza almeno tre mesi, anche frazionati, il proprio limite individuale può salire a sette mesi e il limite complessivo della coppia passa da dieci a undici mesi.
Tre mesi indennizzabili sono riservati personalmente al padre. La disciplina favorisce quindi una distribuzione del tempo di cura tra entrambi i genitori e permette al padre di utilizzare il congedo anche durante periodi nei quali la madre esercita altri diritti collegati alla maternità.
Congedo parentale per il genitore solo
La normativa dedica una disciplina specifica al genitore solo, al quale possono spettare fino a undici mesi di congedo parentale.
Ai fini della disciplina rientra tra le situazioni considerate anche l’affidamento esclusivo disposto ai sensi dell’articolo 337-quater del Codice civile. In questo caso l’altro genitore perde il diritto ai periodi di congedo non ancora utilizzati.
Per il genitore solo sono riconosciuti nove mesi indennizzabili secondo le regole economiche previste dalla legge; anche la maggiorazione all’80% può trovare applicazione quando ricorrono i requisiti.
Congedo parentale a ore
Il congedo parentale può essere utilizzato anche su base oraria, caratteristica particolarmente utile quando serve ridurre l’orario lavorativo per periodi limitati.
La contrattazione collettiva può stabilire criteri specifici. In assenza di una disciplina contrattuale, il lavoratore dipendente può utilizzare il congedo per una misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga precedente.
La procedura INPS consente di presentare una richiesta a mezze giornate oppure, quando il contratto collettivo lo prevede, indicando specifiche frazioni orarie.
Congedo parentale continuativo o frazionato
I mesi disponibili possono essere utilizzati consecutivamente oppure suddivisi in periodi diversi. Questa flessibilità permette, per esempio, di alternare settimane di lavoro e settimane di congedo oppure di conservare una parte dei mesi per esigenze future.
Il calcolo dei giorni merita attenzione quando il congedo viene richiesto in periodi continuativi che comprendono sabati, domeniche o festività. Anche il rientro effettivo al lavoro tra due richieste può incidere sul conteggio.
Una programmazione preventiva aiuta quindi a utilizzare con maggiore precisione i periodi ancora disponibili e a verificare il saldo attraverso i servizi INPS.
Congedo parentale per gemelli
In caso di parto gemellare o plurigemellare, il diritto al congedo parentale viene riconosciuto per ciascun bambino. La regola determina un aumento significativo dei periodi complessivamente utilizzabili dai genitori. L’INPS ha chiarito che lo stesso principio trova applicazione anche nelle adozioni e negli affidamenti plurimi.
Il calcolo diventa inevitabilmente più articolato perché occorre tenere separati i periodi riferiti a ciascun figlio e le rispettive domande.
Congedo straordinario per figlio con disabilità grave
I genitori di un figlio con disabilità grave possono accedere, quando ricorrono i requisiti previsti dalla legge, anche al congedo straordinario retribuito disciplinato dall’articolo 42 del decreto legislativo 151/2001. Il beneficio consente al lavoratore dipendente di assentarsi dal lavoro per prestare assistenza e può arrivare complessivamente a due anni nell’arco della vita lavorativa. L’INPS specifica che il limite è complessivo per tutti gli aventi diritto riferiti alla stessa persona con disabilità grave.
Per i genitori, anche adottivi o affidatari, è possibile utilizzare il congedo alternativamente per lo stesso figlio, purché i periodi non coincidano negli stessi giorni. Il beneficio può essere fruito anche in forma frazionata a giorni. Durante il congedo spetta un’indennità collegata all’ultima retribuzione percepita, calcolata sulle voci fisse e continuative entro il limite massimo previsto annualmente, mentre il periodo è coperto da contribuzione figurativa.
La persona assistita deve essere riconosciuta in situazione di disabilità grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992. La domanda può essere presentata online attraverso il servizio INPS dedicato oppure tramite patronato o Contact Center. Congedo straordinario per assistenza a familiari con disabilità – INPS
Prolungamento del congedo parentale per figlio con disabilità
Accanto al congedo straordinario esiste il prolungamento del congedo parentale previsto per i genitori di figli con disabilità grave. Dal 2026 anche questa tutela, per i lavoratori dipendenti, può essere utilizzata entro i 14 anni di vita del figlio, fermo restando il rispetto degli altri requisiti previsti dalla normativa.
Congedo parentale ordinario, prolungamento per figlio con disabilità, permessi della legge 104 e congedo straordinario seguono regole differenti per durata, retribuzione e modalità di utilizzo. Per questo motivo è utile verificare sempre la propria situazione attraverso le informazioni ufficiali pubblicate dall’Istituto. Misure INPS 2026 per genitorialità e disabilità
Congedo parentale in caso di adozione o affidamento
Anche i genitori adottivi e affidatari possono beneficiare del congedo parentale.
Per i lavoratori dipendenti, dal 2026 il periodo può essere utilizzato entro 14 anni dall’ingresso del minore in famiglia, con il limite del raggiungimento della maggiore età.
Per Gestione Separata e lavoro autonomo continuano a valere scadenze differenti. La Gestione Separata mantiene il limite di dodici anni dall’ingresso in famiglia o in Italia nei casi previsti, mentre gli autonomi devono utilizzare il congedo entro il primo anno dall’ingresso del bambino in famiglia.
Congedo parentale per lavoratori autonomi
La disciplina degli autonomi presenta caratteristiche molto diverse rispetto a quella dei dipendenti.
Ai lavoratori e alle lavoratrici autonome spettano fino a tre mesi ciascuno per ogni figlio, da utilizzare entro il primo anno di vita del bambino o dall’ingresso in famiglia. Durante il periodo richiesto è necessaria l’effettiva astensione dall’attività lavorativa. L’indennità corrisponde al 30% della retribuzione convenzionale giornaliera prevista per la categoria.
Per accedere alla prestazione occorre inoltre possedere i requisiti contributivi previsti dall’INPS.
Congedo parentale per iscritti alla Gestione Separata
Anche gli iscritti alla Gestione Separata possono accedere al congedo parentale, purché ricorrano i requisiti previdenziali stabiliti dall’INPS.
Il limite temporale rimane fissato a 12 anni, poiché l’estensione a 14 anni prevista dalla legge di Bilancio 2026 riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti.
L’indennità ordinaria corrisponde al 30% di 1/365 del reddito preso a riferimento per il calcolo della prestazione. Anche per questa categoria valgono limiti specifici sulla durata individuale e complessiva.
Congedo parentale nel pubblico impiego
La disciplina prevista dal decreto legislativo 151/2001 rappresenta la tutela legislativa di riferimento, mentre i contratti collettivi del pubblico impiego possono riconoscere condizioni economiche più favorevoli.
Per questo motivo due genitori con una situazione familiare simile possono ricevere importi differenti quando appartengono a comparti o settori diversi. La stessa INPS ricorda che le disposizioni legislative costituiscono la tutela minima e riporta casi nei quali la contrattazione collettiva riconosce trattamenti superiori.
Prima di calcolare l’importo effettivo è quindi utile controllare il CCNL applicato al proprio rapporto di lavoro.
Come fare domanda di congedo parentale
Per i lavoratori dipendenti la domanda deve essere trasmessa all’INPS prima dell’inizio del periodo richiesto. Una domanda presentata successivamente permette di ricevere l’indennità soltanto per i giorni successivi alla data di presentazione.
La richiesta può essere presentata attraverso il servizio online “Domande di maternità e paternità”, tramite Contact Center oppure attraverso un patronato. La procedura permette anche di controllare i contatori del congedo già utilizzato.
Per la maggior parte dei dipendenti l’indennità viene anticipata dal datore di lavoro per conto dell’INPS.
Quanto preavviso dare al datore di lavoro
Alla domanda INPS si affianca la comunicazione al datore di lavoro.
Il decreto legislativo 151/2001 stabilisce un termine minimo di cinque giorni di preavviso, salvo situazioni di oggettiva impossibilità e ferme restando eventuali modalità previste dai contratti collettivi. Per il congedo utilizzato su base oraria il termine minimo scende a due giorni.
La comunicazione deve indicare l’inizio e la fine del periodo richiesto.
Come controllare quanti giorni di congedo restano
Il numero di mesi ancora disponibili dipende dai periodi già utilizzati da entrambi i genitori, dalla categoria lavorativa e dalla presenza di più figli.
Il servizio INPS consente ai lavoratori dipendenti di consultare i contatori del congedo parentale, particolarmente utili quando il diritto viene utilizzato in forma frazionata o oraria.
Prima di presentare nuove richieste è utile controllare separatamente il numero di giorni già fruiti e la relativa percentuale di indennizzo.
Domande frequenti sul congedo parentale
Fino a quanti anni del bambino si può prendere il congedo parentale?
Dal 1° gennaio 2026 i lavoratori dipendenti possono utilizzarlo fino ai 14 anni del figlio. Per Gestione Separata e lavoratori autonomi valgono limiti differenti.
Quanti mesi di congedo parentale spettano in totale?
Per una coppia di lavoratori dipendenti il limite ordinario è di dieci mesi complessivi. Sale a undici quando il padre utilizza almeno tre mesi di congedo. Il genitore solo può arrivare a undici mesi.
Quanti mesi sono pagati all’80%?
Nelle situazioni che soddisfano tutti i requisiti attualmente previsti, possono essere riconosciuti fino a tre mesi complessivi all’80%, da utilizzare entro i sei anni del bambino. La data di conclusione del congedo di maternità o paternità determina il numero di mesi effettivamente spettanti.
I tre mesi all’80% si aggiungono al congedo parentale?
No. La maggiorazione riguarda periodi già compresi nel congedo parentale e non crea tre mesi aggiuntivi.
Madre e padre possono prendere il congedo parentale contemporaneamente?
Sì. L’INPS prevede la possibilità che i genitori utilizzino il congedo parentale anche nello stesso periodo, nel rispetto dei rispettivi limiti.
Il congedo parentale può essere preso a ore?
Sì. I lavoratori dipendenti possono utilizzarlo anche su base oraria secondo la disciplina del contratto collettivo oppure, in assenza di regole specifiche, nella misura prevista dalla legge.
Il datore di lavoro può rifiutare il congedo parentale?
Il congedo parentale costituisce un diritto del lavoratore quando ricorrono i requisiti previsti dalla legge. Il genitore deve rispettare le modalità di richiesta e i termini di preavviso stabiliti dalla normativa e dal contratto collettivo applicabile.
Quanto tempo prima va presentata la domanda all’INPS?
La domanda deve essere inviata prima dell’inizio del periodo richiesto. Se arriva successivamente, l’INPS riconosce l’indennità per i soli giorni successivi alla presentazione.

Sono blogger, giornalista e web content editor; contemporaneamente sono mamma di Luca e Viola: il tempo è poco, ma faccio i salti mortali per dare sempre il meglio! Il mio motto è “Chi la dura la vince”!
