Lettere ai figli

Ho cominciato a scrivere lettere ai miei figli prima che nascessero. La prima è del novembre 2015, poche ore dopo aver saputo che mio figlio esisteva: non riuscivo a dormire, ero davanti al computer e fingevo di lavorare. Da allora ne ho scritte per i compleanni, per le tappe, per le cose che a voce non sapevo dire.

Una lettera a un figlio si scrive perché un giorno chi la riceve possa rileggerla e capire com’era il mondo intorno a lui o lei quando aveva appena anni, o sei.

Se stai provando a scriverne una

Parti da un dettaglio, non dire, ma mostra l’emozione raccontando ciò che è accaduto. “Ti voglio bene” è vero, ma non dice granché. “Hai avuto fretta di venire al mondo e sei rimasta tre settimane in ospedale” dice molto di più.

Metti la data e l’età. Sembra burocratico, ma è la cosa che rende la lettera leggibile fra vent’anni, consentendo all’interlocutore di contestualizzare il momento.

Non limarla troppo. Le lettere che rileggo con più piacere sono quelle scritte di getto, con le frasi a mezza bocca e le ripetizioni. Quelle corrette con cura sono più artificiose.

Scrivila anche se è in ritardo. Nessuno controlla le date. Una lettera per il primo compleanno scritta a mesi di distanza vale esattamente quanto le altre.

Le lettere che ho scritto

Tante, non tutte pubblicate, alcune ancora in bozza. Lettere per il compleanno di un figlio, lettere per l’inizio della scuola o per altre ricorrenze. Ovunque il cuore mi sussurrasse un messaggio!

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