diventare mammaa 55 anni

Si può diventare mamme a 55 anni? Fertilità, ovodonazione, limiti e rischi

Diventare mamma a 55 anni è possibile solo con la procreazione medicalmente assistita e con ovociti donati, perché a quell’età la riserva ovarica è esaurita e la gravidanza spontanea è un evento che la letteratura medica considera eccezionale. L’utero di una donna in buona salute, invece, può accogliere una gravidanza anche dopo la menopausa, se gli ovociti provengono da una donatrice giovane.

Tra la possibilità tecnica e la scelta concreta ci sono molti passaggi da conoscere. In Italia la legge e il Servizio sanitario pongono limiti precisi, all’estero le regole cambiano da Paese a Paese e i rischi per la salute della madre e del bambino crescono in modo significativo dopo i 50 anni.

Fertilità naturale dopo i 45 e i 50 anni

La fertilità femminile cala in modo graduale già dopo i 30 anni, accelera dopo i 35 e diventa molto bassa dopo i 40. La ragione principale è la riduzione del numero e della qualità degli ovociti, che sono presenti fin dalla nascita e non si rinnovano. Con il passare degli anni aumenta la quota di ovociti con anomalie cromosomiche, e questo spiega sia la minore probabilità di concepire sia il maggior rischio di aborto spontaneo.

Secondo la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, in Italia l’età media di inizio della menopausa si colloca intorno ai 50 anni, con una variabilità individuale di circa 5 anni in più o in meno. Si parla di menopausa quando le mestruazioni sono assenti da 12 mesi consecutivi. Nella perimenopausa che la precede i cicli diventano irregolari e l’ovulazione sempre più sporadica.

Una gravidanza spontanea dopo i 50 anni è rara, e a 55 anni le probabilità sono praticamente nulle. Proprio perché nella perimenopausa un’ovulazione occasionale resta possibile, i ginecologi raccomandano comunque di usare un metodo contraccettivo fino alla menopausa accertata, se non si desidera una gravidanza. Per chi invece la desidera, dopo i 45 anni le possibilità con i propri ovociti, anche ricorrendo alla fecondazione in vitro, sono molto basse. Approfondimenti sulle probabilità in questa fascia d’età si trovano nella guida dedicata alle gravidanze tardive dopo i 40 anni.

Ovodonazione e fecondazione eterologa, come funzionano

L’ovodonazione è una tecnica di procreazione medicalmente assistita in cui gli ovociti provengono da una donatrice. In laboratorio vengono fecondati con gli spermatozoi del partner, e gli embrioni ottenuti vengono trasferiti nell’utero della donna che porterà avanti la gravidanza. In Italia questa tecnica rientra nella fecondazione eterologa, ammessa dal 2014 dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha fatto cadere il divieto previsto dalla legge 40/2004. Il quadro normativo è spiegato nell’articolo sulla fecondazione eterologa in Italia e su come accedervi.

Prima del trasferimento la ricevente segue una terapia con estrogeni e progesterone che prepara l’endometrio all’impianto e che, dopo la menopausa, prosegue nelle prime settimane di gravidanza.

Perché conta più l’età degli ovociti che quella dell’utero

Le probabilità di successo dipendono soprattutto dall’età della donatrice. Il Comitato etico dell’American Society for Reproductive Medicine, nel documento del 2025 sulla riproduzione assistita in età avanzata, osserva che la donazione di ovociti aggira il calo dei tassi di impianto e di nascita legato all’età, e che con ovociti o embrioni donati il tasso di nati vivi per trasferimento supera in genere il 50%. L’utero, in altre parole, invecchia molto più lentamente delle ovaie. Anche il rischio di anomalie cromosomiche del bambino è legato all’età della donatrice, che in Italia deve avere tra 20 e 35 anni. Uno studio recente sull’argomento è stato analizzato nell’articolo sull’ovodonazione dopo i 49 anni e il ruolo dell’età dell’utero.

I dati sulle donne oltre i 50 anni sono meno numerosi. Uno studio pubblicato su JAMA nel 2002, condotto su 77 donne in postmenopausa tra 50 e 63 anni senza malattie croniche, ha registrato un tasso di gravidanza del 45,5% e un tasso di nati vivi del 37,2% per trasferimento, valori simili a quelli delle riceventi più giovani. In Italia, secondo la Relazione al Parlamento 2025 del Ministero della Salute sui dati del 2023, i cicli iniziati con ovociti donati sono stati 12.444 e l’età media delle donne che vi hanno fatto ricorso era di 41,8 anni.

Mamma a 55 anni in Italia, cosa dicono la legge e il Servizio sanitario

L’articolo 5 della legge 40/2004 riserva l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, “in età potenzialmente fertile”, entrambi viventi. La legge non indica un’età massima in anni, e la formula è stata interpretata in modi diversi nel tempo. Nel 2025 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 69, ha confermato l’esclusione delle donne single dall’accesso, pur ricordando che il legislatore potrebbe estenderlo.

Per le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale il limite è invece esplicito. Con l’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario (DM 25 novembre 2024), la PMA è entrata nei Livelli essenziali di assistenza a partire dal 30 dicembre 2024. La nuova disciplina prevede l’accesso fino al compimento del 46° anno di età della donna, sia per l’omologa sia per l’eterologa, con un massimo di 6 cicli. Prima di questa riforma ogni Regione aveva regole proprie, con soglie che andavano dai 42 ai 50 anni. Per l’eterologa le tariffe sono definite dalle Regioni, quindi conviene verificare le condizioni con il centro PMA della propria Regione.

Nei centri privati italiani non esiste un limite numerico fissato per legge. Ogni centro valuta la richiesta alla luce del requisito dell’età potenzialmente fertile e delle condizioni di salute della donna, e applica una propria soglia interna. Di fatto, a 55 anni l’accesso in Italia risulta molto difficile, ed è per questo che molte coppie si rivolgono a centri esteri.

I limiti di età all’estero

Le regole europee non sono uniformi, e alcuni riferimenti aiutano a orientarsi.

  • Spagna. La legge non fissa un’età massima per la ricevente, ma i centri, per prassi condivisa e per ragioni mediche ed etiche, si fermano in genere ai 50 anni.
  • Grecia. La legge 4958/2022 ha alzato il limite per le donne da 50 a 54 anni, e oggi è uno dei Paesi europei con la soglia legale più alta.
  • Stati Uniti. Non esiste un limite di legge nazionale, e le linee etiche dell’ASRM chiedono a ogni centro di adottare una politica scritta, basata sulle condizioni di salute e sugli anni di vita genitoriale attesi.

I rischi della gravidanza dopo i 50 anni

L’ovodonazione risolve il problema degli ovociti, ma non cambia l’età del corpo che porta avanti la gravidanza. Il documento di consenso n. 11 dell’American College of Obstetricians and Gynecologists e della Society for Maternal-Fetal Medicine sulla gravidanza dopo i 35 anni indica che il rischio di complicanze cresce a ogni fascia d’età e continua ad aumentare oltre i 50. Le principali complicanze descritte sono queste.

  • Ipertensione e preeclampsia. Nello studio JAMA del 2002 la preeclampsia ha interessato il 35% delle donne, nel 25% dei casi in forma lieve e nel 10% in forma grave. Il documento ASRM del 2025 riporta un’ipertensione indotta dalla gravidanza del 33,3% sopra i 50 anni, contro il 16,7% tra 45 e 49, e del 60% sopra i 55 anni.
  • Diabete gestazionale. Secondo gli stessi dati ASRM riguarda il 29,6% delle donne sopra i 50 anni, circa il doppio rispetto alla fascia 45-49.
  • Parto pretermine. La nascita prima delle 37 settimane interessa il 37% delle gravidanze oltre i 50 anni nella casistica citata dall’ASRM, contro il 18,7% tra 45 e 49.
  • Taglio cesareo. Nello studio JAMA è stato eseguito nel 68% delle gravidanze singole e in tutte le gravidanze gemellari.
  • Gravidanza gemellare. Il trasferimento di più embrioni aumenta la probabilità di gemelli, che a questa età moltiplica i rischi per madre e bambini.
  • Esiti per il bambino. Nei dati ASRM la mortalità fetale nelle gravidanze singole è stata del 2,35% sopra i 50 anni, contro l’1,18% tra 40 e 49, su numeri ancora piccoli che vanno letti con cautela.

Non tutti gli studi danno risultati così netti. Una ricerca della Columbia University pubblicata nel 2012 sull’American Journal of Perinatology, su 101 donne sopra i 50 anni, ha trovato tassi di complicanze simili a quelli delle riceventi sotto i 42 anni, in donne selezionate e seguite con attenzione. Gli autori sottolineano però che una valutazione medica approfondita prima di tentare la gravidanza resta indispensabile.

Cosa valutare prima di decidere

La scelta di cercare una gravidanza a 55 anni è personale e merita un percorso informato, senza pressioni in un senso o nell’altro. Gli aspetti che i medici e le società scientifiche invitano a considerare riguardano la salute, la gravidanza e la vita familiare negli anni successivi.

  • Valutazione medica preliminare. L’ASRM raccomanda per le donne in età avanzata una valutazione medica accurata, con esami approfonditi della salute cardiovascolare e metabolica, che il medico sceglie in base alla storia clinica di ciascuna. Può essere utile un colloquio con uno specialista in medicina materno-fetale.
  • Malattie preesistenti. Ipertensione, diabete, obesità, malattie cardiache o renali aumentano molto i rischi e in alcuni casi rendono la gravidanza sconsigliata.
  • Gestione della gravidanza. Dopo i 40 anni l’ACOG raccomanda controlli più frequenti, un’ecografia di crescita nel terzo trimestre e una sorveglianza fetale nelle ultime settimane, con parto programmato intorno alle 39 settimane. Il ginecologo valuterà anche se prescrivere l’aspirina a basso dosaggio per ridurre il rischio di preeclampsia.
  • Età dei genitori nel tempo. Il documento ASRM stima che la probabilità che un genitore muoia prima che il figlio compia 18 anni sia del 13,8% per una madre che partorisce a 50 anni e del 19,2% a 55 anni, contro una media generale del 3,5%. Il comitato suggerisce di riflettere anche sulla presenza di altri adulti di riferimento nella vita del bambino e sull’età e la salute del partner.
  • Supporto psicologico. Un colloquio con uno psicologo esperto di PMA aiuta ad affrontare il ricorso a una donatrice e le future domande del figlio sulle sue origini.

Il punto di partenza resta il proprio ginecologo, che può indirizzare verso un centro PMA e verso gli specialisti necessari per la valutazione. In caso di gravidanza, è bene rivolgersi subito al medico per qualsiasi sintomo come mal di testa intenso, disturbi della vista, gonfiore improvviso di mani e viso, dolore addominale o perdite di sangue.

Mamme famose dopo i 50 anni

Le cronache raccontano diversi casi di donne che hanno avuto figli dopo i 50 anni, spesso con il ricorso all’ovodonazione all’estero. Alcuni casi noti sono raccolti nell’articolo sulle mamme vip che hanno avuto figli dopo i 45 anni.

Domande frequenti su mamma a 55 anni

Si può restare incinta naturalmente a 55 anni?

No, a 55 anni la gran parte delle donne è in menopausa da alcuni anni e le ovaie non producono più ovociti. La gravidanza spontanea a questa età è un evento eccezionale, e l’unica strada realistica è la fecondazione con ovociti donati.

In Italia si può fare l’ovodonazione a 55 anni?

Nel Servizio sanitario nazionale no, perché i LEA in vigore dal 30 dicembre 2024 prevedono l’accesso fino al compimento del 46° anno. Nei centri privati la legge 40/2004 richiede l’età potenzialmente fertile senza indicare un numero, e ogni centro applica una propria soglia, per cui a 55 anni l’accesso è molto difficile.

Quali sono i rischi principali di una gravidanza dopo i 50 anni?

I rischi più frequenti sono ipertensione e preeclampsia, diabete gestazionale, parto pretermine e taglio cesareo, e aumentano ulteriormente dopo i 55 anni. Per questo prima della PMA è necessaria una valutazione cardiovascolare e metabolica completa, e durante la gravidanza servono controlli più ravvicinati.

Fonti

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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