Piano del parto: che cosa è e perché è importante
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Il piano del parto, conosciuto anche con il nome inglese birth plan, è un documento nel quale la futura mamma raccoglie desideri, preferenze ed esigenze legate al travaglio, al parto e alle prime ore dopo la nascita.
Può riguardare aspetti molto diversi: la presenza del partner o di una persona di fiducia, la libertà di movimento durante il travaglio, le posizioni preferite, le modalità di gestione del dolore, il contatto pelle a pelle con il bambino, il taglio del cordone ombelicale e l’avvio dell’allattamento.
L’American College of Obstetricians and Gynecologists definisce il birth plan come una traccia scritta attraverso la quale comunicare al personale sanitario ciò che la donna desidera durante travaglio e parto. Anche il National Health Service britannico lo presenta come uno strumento attraverso cui ostetriche e medici possono conoscere in anticipo le preferenze della futura mamma.
Il suo valore principale risiede quindi nella comunicazione. Scriverlo porta la donna a informarsi, formulare domande e confrontarsi con ostetrica e ginecologo sulle procedure adottate nel punto nascita scelto.
A cosa serve il piano del parto
Preparare il piano del parto significa riflettere in anticipo sull’esperienza della nascita. Alcune decisioni maturano durante la gravidanza, altre cambiano quando il travaglio comincia. Avere già affrontato determinati temi con i professionisti rende più semplice esprimere esigenze e dubbi anche in un momento emotivamente intenso.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità pone al centro dell’assistenza al parto il rispetto della donna, la comunicazione con i professionisti e il coinvolgimento nelle decisioni che riguardano le cure. Le raccomandazioni dell’OMS dedicano particolare attenzione anche alla presenza di una persona scelta dalla donna, alla possibilità di muoversi durante il travaglio e alla libertà di assumere una posizione confortevole per il parto.
Il piano del parto permette quindi di arrivare al punto nascita avendo già ragionato su questi aspetti e offre all’équipe una visione immediata delle preferenze della futura mamma.
Come si scrive un piano del parto
Chi cerca informazioni su come scrivere un piano del parto può partire da una struttura molto semplice. Bastano poche pagine, scritte con un linguaggio chiaro e organizzate per argomento.
È utile indicare i propri dati, il nome della persona che accompagnerà la donna e le preferenze relative alle diverse fasi della nascita. Il documento può essere discusso durante gli ultimi controlli della gravidanza con l’ostetrica o con il ginecologo e, quando il punto nascita offre questa possibilità, anche durante gli incontri organizzati dall’ospedale.
ACOG raccomanda di parlarne con il professionista che segue la gravidanza con un certo anticipo rispetto alla data prevista del parto. Il confronto permette di capire quali richieste siano compatibili con la situazione clinica e quali servizi siano effettivamente disponibili nella struttura scelta.
Cosa si può scrivere nel piano del parto
Ogni documento è personale e riflette esigenze differenti. Tra gli argomenti sui quali una futura mamma può esprimere le proprie preferenze rientrano:
- persona di fiducia presente durante travaglio e parto;
- libertà di movimento e posizioni desiderate;
- vasca, doccia, palla o altri ausili disponibili;
- tecniche e farmaci per il controllo del dolore;
- preferenze relative all’epidurale;
- presenza di studenti o personale in formazione;
- episiotomia e altre procedure ostetriche;
- contatto pelle a pelle dopo la nascita;
- tempi del clampaggio del cordone;
- persona incaricata di tagliare il cordone;
- avvio dell’allattamento;
- assistenza al neonato nelle prime ore di vita;
- eventuali preferenze qualora fosse necessario un taglio cesareo.
Il NHS suggerisce di affrontare proprio temi come luogo del parto, accompagnatore, mobilità, posizioni, analgesia, contatto pelle a pelle e alimentazione del neonato.
Un esempio di piano del parto
Il documento può iniziare indicando nome e cognome della futura mamma, data presunta del parto e punto nascita scelto. Subito dopo è utile inserire una breve frase che spieghi l’intento del testo.
Una formula possibile può essere: “Con questo documento desidero condividere con l’équipe che mi assisterà alcune preferenze relative al travaglio, al parto e alle prime ore con il mio bambino. Sono disponibile a confrontarmi con i professionisti in base all’andamento clinico e alle esigenze assistenziali che potranno presentarsi.”
Seguono le preferenze, organizzate per argomento. Per esempio, una donna può indicare il desiderio di avere il partner accanto, muoversi liberamente durante il travaglio, conoscere le alternative disponibili per il controllo del dolore e avere il bambino sul proprio corpo subito dopo la nascita quando le condizioni cliniche lo consentono.
Una formulazione di questo tipo favorisce il confronto e rende il documento facile da leggere anche per il personale che incontra la donna direttamente in sala parto.
Il piano del parto è vincolante?
Il piano del parto ha soprattutto una funzione di comunicazione delle preferenze. ACOG suggerisce infatti di considerarlo uno strumento attraverso cui aprire il confronto con ostetrica e ginecologo, mentre le decisioni assistenziali vengono definite sulla base delle condizioni cliniche e del consenso della donna.
In Italia entra inoltre in gioco la legge 219 del 22 dicembre 2017 sul consenso informato. La norma tutela il diritto della persona a ricevere informazioni comprensibili su benefici, rischi e alternative dei trattamenti proposti e riconosce la possibilità di accettare o rifiutare un trattamento sanitario. Il consenso viene documentato nella cartella clinica. Nelle situazioni di urgenza l’équipe assicura le cure necessarie e tiene conto della volontà della paziente nelle condizioni in cui sia possibile recepirla.
Per questo motivo il piano del parto e il consenso informato svolgono funzioni differenti. Il primo raccoglie orientamenti e desideri; il secondo riguarda le singole decisioni sanitarie.
Quando il piano può cambiare durante il travaglio
Il parto conserva una componente di imprevedibilità. La situazione della madre, il battito cardiaco fetale, la progressione del travaglio e molte altre variabili possono richiedere valutazioni diverse rispetto a quelle immaginate durante la gravidanza.
Un piano ben scritto può già prevedere questa eventualità. La donna può indicare, per esempio, quali aspetti desidera preservare anche qualora diventi necessario un parto operativo o un cesareo: presenza del partner quando consentita, informazioni sulle procedure, contatto con il neonato appena le condizioni cliniche lo permettono oppure sostegno all’allattamento.
ACOG sottolinea proprio l’utilità di parlare durante la gravidanza anche degli scenari che potrebbero modificare le preferenze originarie. In questo modo le decisioni prese durante il parto partono da un dialogo già avviato.
Piano del parto e parto cesareo
Anche una donna che abbia programmato un cesareo può preparare un piano del parto. Il documento può riguardare l’accompagnatore, la comunicazione durante l’intervento, il contatto con il bambino e l’avvio dell’allattamento.
La modalità del parto resta collegata alle condizioni cliniche. Per esempio, le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità raccomandano il cesareo programmato nella gravidanza a termine con feto singolo in presentazione podalica, poiché questa scelta riduce alcuni rischi per il neonato rispetto al parto vaginale. L’ISS indica anche il rivolgimento per manovre esterne come procedura che, quando indicata, può aumentare la probabilità che il bambino assuma una posizione cefalica.
La vecchia formulazione secondo cui un feto podalico rende semplicemente “impossibile” il parto naturale risulta quindi troppo categorica: la modalità del parto viene definita attraverso la valutazione clinica e le raccomandazioni applicabili al singolo caso.
Contatto pelle a pelle e cordone ombelicale
Tra le richieste più frequenti nei birth plan compaiono il contatto pelle a pelle immediatamente dopo la nascita e il clampaggio ritardato del cordone.
L’OMS indica il contatto pelle a pelle immediato tra gli interventi assistenziali raccomandati dopo la nascita e raccomanda, in condizioni appropriate, il clampaggio ritardato del cordone per circa 1-3 minuti.
Sono quindi temi sensati da affrontare nel piano del parto, soprattutto perché permettono alla futura mamma di discuterne anticipatamente con il punto nascita e comprendere le procedure adottate dalla struttura.
Movimento, posizione e gestione del dolore
La libertà di movimento durante il travaglio rappresenta un altro tema frequente. L’OMS sostiene un modello di assistenza centrato sulla donna, con possibilità di muoversi durante le fasi iniziali del travaglio e di scegliere la posizione più confortevole per il parto quando le condizioni cliniche lo permettono.
Nel piano si possono indicare anche le proprie preferenze sulla gestione del dolore. Alcune donne desiderano provare inizialmente tecniche come respirazione, massaggi, doccia calda o cambi di posizione; altre sanno già di voler chiedere informazioni sull’analgesia epidurale. La disponibilità dei diversi metodi dipende dal punto nascita e dalla situazione clinica, motivo per cui parlarne durante la gravidanza permette di arrivare più preparate.
La persona di fiducia durante il parto
La presenza di una persona scelta dalla donna riceve grande attenzione anche nelle raccomandazioni internazionali. Secondo l’OMS, il supporto continuativo durante il travaglio può offrire sostegno emotivo, pratico e comunicativo. Il compagno può aiutare la donna a sentirsi ascoltata, ricordare alcune preferenze già discusse e facilitarne la comunicazione con il personale.
È quindi utile indicare nel piano chi si desidera avere accanto e informarsi sulle regole previste dal punto nascita.
Perché parlarne con l’ostetrica prima del parto
Il momento più utile per preparare il documento coincide con le ultime settimane della gravidanza, quando il percorso clinico risulta più definito e la futura mamma può confrontarsi con i professionisti sui propri desideri.
La continuità della relazione con l’ostetrica viene valorizzata anche dalle più recenti linee guida italiane sulla gravidanza fisiologica. L’aggiornamento ISS-SNLG raccomanda, per le gravidanze fisiologiche, un modello di continuità assistenziale a conduzione ostetrica, con assistenza offerta dalla stessa professionista o dallo stesso gruppo di professioniste.
Il piano del parto trova quindi il suo significato più autentico nel dialogo costruito durante la gravidanza: un documento breve può diventare il punto di partenza per conoscere meglio il luogo in cui nascerà il bambino e arrivare al parto con aspettative più consapevoli.
Domande frequenti sul piano del parto
Quando si prepara il piano del parto?
Generalmente viene preparato durante il terzo trimestre e discusso con ostetrica o ginecologo alcune settimane prima della data presunta del parto. ACOG raccomanda di affrontare le preferenze con anticipo, così da avere il tempo di conoscere procedure e servizi disponibili nel punto nascita.
Il piano del parto deve essere firmato dal ginecologo?
Il birth plan può essere consegnato e discusso con i professionisti che seguono la gravidanza senza assumere la forma di un contratto. Alcuni ospedali utilizzano moduli propri o propongono colloqui dedicati; conviene quindi chiedere direttamente al punto nascita scelto quali modalità adotta.
Posso chiedere di evitare l’episiotomia?
È possibile indicare nel documento la preferenza per un’episiotomia eseguita sulla base di una valutazione clinica. Anche il modello di birth plan proposto da ACOG contempla la possibilità di esprimere questa preferenza.
Posso chiedere il clampaggio tardivo del cordone?
Sì. Il tema può essere inserito nel piano e discusso con il punto nascita. L’OMS raccomanda, nelle condizioni appropriate, il clampaggio ritardato del cordone per circa 1-3 minuti dopo la nascita.
Il piano del parto serve anche in caso di cesareo?
Sì. Può raccogliere preferenze relative alla presenza della persona di fiducia, alla comunicazione con l’équipe, al contatto con il bambino e all’allattamento, sempre in relazione alla situazione clinica e all’organizzazione della struttura.
Posso cambiare idea durante il travaglio?
Sì. Le preferenze espresse durante la gravidanza possono essere riconsiderate in qualunque momento. La legge italiana sul consenso informato riconosce anche il diritto di modificare o revocare il consenso prestato a un trattamento sanitario.
Quante copie del piano del parto è utile portare?
Una copia può essere conservata insieme alla documentazione della gravidanza e una seconda può essere consegnata all’équipe al momento del ricovero. Alcuni punti nascita registrano direttamente le preferenze nella documentazione clinica, perciò è utile chiedere alla struttura come organizza questa parte del percorso.
Il piano del parto garantisce che tutto avvenga come previsto?
Il suo scopo è rendere chiare le preferenze e facilitare il confronto con i professionisti. Il travaglio conserva una propria evoluzione e le decisioni vengono adattate alle condizioni della mamma e del bambino, con informazione e consenso della donna secondo le circostanze cliniche.

Sono giornalista pubblicista iscritta all’Ordine e web content editor. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione alla Lumsa di Roma. Come pubblicista ho scritto e curato contenuti per Mamme.it, Maternita.it e Dottori.it, e ho collaborato con marchi come Pampers e Philips Avent. Su Mammawriter scrivo di gravidanza, parto e primi anni di vita: parto dalle fonti sanitarie, le verifico e le traduco in un linguaggio comprensibile, senza sostituirmi al medico o all’ostetrica che ti segue. Sono mamma di Luca e Viola.
Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.







