pavimento pelvico dopo cesareo
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Pavimento pelvico dopo il parto: perché valutarlo, anche dopo un cesareo

Dopo un parto molte donne convivono con piccole perdite di urina quando tossiscono o corrono, con fastidi durante i rapporti, con una stitichezza che prima non avevano. Spesso li accettano come il prezzo della maternità.

Maria Lottante, fisioterapista specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico, è fisioterapista dal 2020 e da subito si è dedicata a questo terreno. “Incontro spesso in studio uomini e donne che mi raccontano di aver convissuto per anni con dolori o fastidi a livello pelvico, o che riferiscono di aver accettato come conseguenza ineluttabile della gravidanza o della menopausa sintomi come la perdita di urina al minimo sforzo o perdite improvvise di gas e feci”.

Anche dopo un cesareo

È la convinzione più diffusa: se il bambino non è passato per il canale vaginale, il pavimento pelvico non è stato toccato. “Contrariamente a quanto si possa pensare, il parto cesareo non esenta il pavimento pelvico dalle sollecitazioni della gravidanza”, chiarisce la fisioterapista. “Per nove mesi sostiene il peso del bambino, della placenta e del liquido amniotico, oltre a subire variazioni ormonali che ammorbidiscono i legamenti, come la relaxina”.

C’è anche la cicatrice: “Può avere un suo ruolo nel provocare dolore o altri sintomi a livello pelvico, perché altera la dinamica posturale”.

I sintomi che meritano una valutazione

“Dopo la gravidanza sarebbe sempre indicato fare una valutazione del pavimento pelvico”, dice Lottante, “soprattutto in presenza di questi sintomi”:

  • perdita involontaria di urina, gas o feci
  • dolore durante i rapporti sessuali o nell’inserimento di un tampone interno
  • stipsi o difficoltà nella fase di svuotamento
  • dolore, sensazione di spilli o di tiraggio a livello della cicatrice del cesareo
  • sensazione di peso a livello sovrapubico

Fra questi, la stitichezza è quello che viene sottovalutato più spesso: “La stipsi cronica secondo i criteri di Roma IV andrebbe sempre indagata”.

Le perdite di urina non sono normali

Su questo la fisioterapista è netta: “Assolutamente no, ed è importante dirlo. Le perdite di urina non sono mai normali e soprattutto non dobbiamo mai rassegnarci a conviverci. L’incontinenza può essere trattata e con ottimi risultati: le linee guida internazionali (ICS, AUA, EAU) raccomandano l’allenamento guidato del pavimento pelvico come trattamento di prima linea per ripristinare la continenza”.

Gli esercizi di Kegel non sono la risposta per tutte

Vengono presentati come la soluzione universale. “Ovviamente non sono indicati in tutti i casi”, premette Lottante. “Eppure anche la classica frase se un muscolo è ipertonico non deve contrarsi è una semplificazione che appartiene al passato”.

La spiegazione ribalta l’idea corrente di ipertono: “L’overactive pelvic floor non vuol dire trovarsi di fronte un muscolo troppo forte, bensì troppo debole. Il tono sostenuto riduce la microcircolazione, portando ad accumulo di metaboliti, dolore e debolezza funzionale. Un muscolo costantemente accorciato non può sviluppare una contrazione efficace, così come un bicipite bloccato a metà non può sollevare efficacemente un peso”.

Da qui l’ordine di lavoro: “Ogni muscolo è sano solo se flessibile, coordinato e in grado sia di contrarsi sia di rilassarsi completamente. Fare riabilitazione significa insegnare al muscolo a riprendere tutta la sua escursione: prima si impara a rilassare, poi a contrarre e infine a gestire correttamente tutti gli stimoli presenti nella vita di tutti i giorni”.

Che cosa succede alla prima seduta

“La prima seduta è un momento di ascolto e valutazione. A mio parere tutto parte sempre dall’ascolto, motivo per cui è fondamentale fare una buona anamnesi. Segue poi una valutazione della respirazione, dell’addome e infine del pavimento pelvico a livello intracavitario. Nessuna paura e nessun giudizio: è un momento di totale ascolto per capire da dove partire per costruire un percorso su misura”.

Il pavimento pelvico lavora con l’addome

Le due valutazioni si tengono. “Addome profondo e pavimento pelvico sono muscoli che lavorano in sinergia, insieme al diaframma e ai muscoli profondi della schiena: quando parte del sistema è in sofferenza, spesso anche il resto ne risente”.

Per questo una diastasi importante si accompagna spesso a perdite di urina. Nella prima parte dell’intervista Maria Lottante spiega come si riconosce una diastasi addominale dopo il parto e che cosa prevede il percorso di recupero.

Se la cicatrice del cesareo dà fastidio o tira, può interessarti anche il nostro approfondimento sulle aderenze dopo il cesareo.

La fisioterapista intervistata

Ritratto di Maria Lottante, fisioterapista specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico

Maria Lottante · Fisioterapista specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico

Maria Lottante è fisioterapista dal 2020 e si occupa di riabilitazione uro-ginecologica e proctologica. Dopo la laurea in fisioterapia ha proseguito con corsi di specializzazione sul recupero post parto, il dolore pelvico cronico, l’endometriosi, la vulvodinia e la fisioterapia dermatofunzionale, che comprende il trattamento delle cicatrici del cesareo e dell’episiotomia. Riceve negli studi di Bellona, Santa Maria Capua Vetere, Maddaloni e Pomigliano d’Arco.

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Intervista a cura di Brunella Farina per La parola agli esperti. Le indicazioni hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la valutazione del fisioterapista, del ginecologo o degli altri professionisti che seguono la persona.

Addome profondo e pavimento pelvico lavorano insieme: se vuoi un quadro dei segnali che riguardano la parete addominale, c’è il questionario sui segnali di diastasi addominale.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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