varicella in gravidanza
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Varicella in gravidanza: rischi per settimana e cosa fare

I rischi varicella in gravidanza non possono essere sottovalutati per un’infezione primaria che colpisce fino a 3 donne su 1000 in dolce attesa. La complicanza più comune è rappresentata dalla polmonite, e non bisogna dimenticare che si tratta di una malattia molto contagiosa: essa viene trasmessa tramite contatto diretto con le lesioni cutanee o per via aerea, a causa delle secrezioni respiratorie che provengono dagli starnuti o dalla tosse.

L’immunità varicella, lo ricordiamo, riguarda fino al 97% della popolazione adulta: anche se la malattia colpisce soprattutto i bambini, però, è opportuno non abbassare la guardia.

La varicella si trasmette al feto?

Che si abbia a che fare con la varicella alla 27 settimana di gravidanza o con la varicella alla 36 settimana di gravidanza, la preoccupazione più diffusa tra le mamme è quella che la malattia si possa trasmettere al feto. La probabilità che ciò accada, in effetti, è abbastanza elevata: si parla, infatti, di 1 caso su 5.

Non solo: la varicella prime settimane di gravidanza potrebbe determinare un aborto spontaneo.

Se la malattia si presenta nel primo trimestre può provocare la varicella congenita, che nei casi più gravi si traduce in ritardi mentali o encefaliti, ma che più spesso dà origine ad atrofia muscolare, lesioni cutanee con cicatrici e ipoplasia delle dita.

I pericoli correlati alla varicella in gravidanza

Per la varicella incubazione e contagio richiedono un attento calcolo delle tempistiche:

  • nel caso in cui il contagio si verifichi prima delle ultime tre settimane che precedono il parto, la mamma avrà i primi sintomi della malattia prima di dare alla luce il bambino. Il rischio che il virus venga trasmesso nella placenta esiste, ma è comunque basso. In ogni caso, non ci sono molte probabilità che si manifesti una varicella neonatale, in quanto il feto riceve dalla mamma gli anticorpi. Se anche il neonato dovesse essere stato contagiato, di solito la malattia si caratterizza per un decorso favorevole;
  • nell’eventualità in cui, invece, il parto si verifichi quando la malattia è ancora in fase di incubazione, può accadere che il bimbo sia sano alla nascita e si ammali dopo;
  • infine nel caso in cui il contagio abbia luogo nelle ultime 3 settimane di gestazione, la situazione si fa più complessa, poiché il bambino verrà al modo quando la presenza di particelle virali nel sangue materno è massima.

Vaccino varicella in gravidanza?

Il vaccino varicella non può essere effettuato durante i 9 mesi di gestazione; tuttavia esso è consigliato a tutte le donne in età fertile che stanno programmando una gravidanza: in tal caso sarà possibile scongiurare eventuali drammatiche conseguenze.

La prima cosa da sapere: probabilmente sei già immune

La grande maggioranza delle donne adulte ha avuto la varicella da bambina, anche senza ricordarlo, ed è protetta. Se non sai se l’hai avuta, la risposta arriva da un semplice prelievo: le IgG anti-VZV, che in molte regioni fanno parte degli esami offerti prima o all’inizio della gravidanza. Se sono positive, un contatto con un bambino malato non ti riguarda.

Il rischio cambia con le settimane

Se invece non sei immune e contrai la varicella, il rischio per il bambino dipende da quando succede.

Nei primi due trimestri l’infezione può trasmettersi al feto e causare la sindrome da varicella congenita: è un’eventualità rara, ma esiste, e per questo un’infezione in questa fase comporta un monitoraggio ecografico dedicato.

Dopo la ventesima settimana il quadro cambia: l’infezione può restare senza sintomi nel bambino e manifestarsi eventualmente come fuoco di Sant’Antonio nei primi anni di vita.

La finestra che richiede più attenzione è quella intorno al parto: se la varicella compare da cinque giorni prima a due giorni dopo la nascita, il neonato non fa in tempo a ricevere gli anticorpi materni e può sviluppare una forma grave. È la situazione in cui si interviene subito, con le immunoglobuline al neonato.

Ho avuto un contatto e non sono immune: cosa succede

Si avvisa subito chi ti segue, senza aspettare che compaiano le bolle. Nelle persone a rischio di forma grave si somministrano immunoglobuline specifiche, il prima possibile e comunque entro 96 ore dal contatto. Se la varicella si manifesta, il medico valuta una terapia antivirale, anche perché nell’adulta e in gravidanza il rischio principale non è fetale ma materno: la polmonite da varicella, che è la complicanza da prevenire.

Il vaccino

Il vaccino contro la varicella è controindicato in gravidanza, perché contiene virus vivo attenuato. Va fatto prima: è raccomandato alle donne in età fertile che non hanno avuto la malattia, con l’indicazione di evitare una gravidanza nel mese successivo. È uno dei motivi per cui, se stai pensando a un figlio, vale la pena controllare le IgG con qualche mese di anticipo invece che al primo controllo.

Se scopri di essere stata vaccinata inconsapevolmente all’inizio di una gravidanza, non è un motivo di allarme né un’indicazione a interrompere: i registri raccolti nel tempo non hanno documentato casi di sindrome da varicella congenita dopo la vaccinazione. Va comunque segnalato a chi ti segue.

Fonti

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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