Una madre riposa sul divano accanto al compagno che tiene in braccio il neonato
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Puerperio e recupero nei primi 40 giorni dopo il parto

Una donna che ha appena partorito ha bisogno che qualcuno si occupi anche di lei. Può avere dolore, sentirsi esausta, chiedersi se quelle perdite siano normali e quanto ci vorrà per stare meglio. Sono preoccupazioni che spesso trovano poco spazio tra le poppate, i controlli del bambino e le mille cose da fare al rientro a casa. Da mamma, credo che dovremmo poter parlare del nostro recupero con la stessa cura con cui parliamo della salute dei nostri figli.

Per capire che cosa accade durante il puerperio, il periodo di circa sei settimane che segue il parto, ho raccolto le risposte di Maria Raccomandato, ostetrica da 24 anni. Ha sempre lavorato in ospedale e descrive la sala parto come la propria casa. Accompagna le donne durante la nascita e nelle diverse fasi della loro vita, mettendo al servizio dell’assistenza conoscenze scientifiche, esperienza e ascolto.

«Durante il puerperio è fisiologico sentirsi stanche, diverse per il nuovo ruolo e trasformate nel proprio corpo», spiega. Le ho chiesto che cosa aspettarsi nelle prime settimane, quali attenzioni possono aiutare il recupero e quali segnali richiedono assistenza. Sono domande che possono aiutare a sentirsi più seguite anche dopo il rientro a casa.

Che cosa succede al corpo nelle prime settimane

Dopo la nascita l’utero si contrae e riduce progressivamente le proprie dimensioni. Al suo interno guarisce anche la zona in cui era attaccata la placenta, mentre le perdite vaginali cambiano nel corso delle settimane. Maria richiama questi processi per spiegare quanto lavoro stia compiendo l’organismo, anche quando dall’esterno l’attenzione si concentra soprattutto sull’aspetto della pancia.

I quaranta giorni descrivono una fase del recupero, quindi non vanno intesi come una regola universale. Ciascuna donna, in altri termini, può avere bisogno di ulteriore tempo per ritrovare energie e sentirsi a proprio agio. Il tipo di parto, eventuali ferite e le condizioni di salute orientano l’assistenza. È utile raccontare all’ostetrica come si si sente mentre si svolgono attività quotidiane, per esempio quando ci si alza, ci si siede o si prende in braccio il bambino, così da ricevere indicazioni concrete.

I morsi uterini durante le poppate

I crampi al basso ventre dei primi giorni vengono comunemente chiamati morsi uterini. “Sono contrazioni fisiologiche che favoriscono l’involuzione uterina”, spiega Maria. Con questa espressione si indica la progressiva riduzione dell’utero dopo la gravidanza. L’ostetrica precisa che le contrazioni possono essere più avvertite nelle donne che hanno già partorito e durante l’allattamento, per l’azione dell’ossitocina.

La poppata può quindi accompagnarsi a un dolore simile a quello mestruale, come ricorda anche il NHS nelle indicazioni sul corpo dopo il parto. Se il dolore rende difficile allattare o riposare, descriverne intensità e durata al professionista permette di valutare come alleviarlo, anche con farmaci compatibili con l’allattamento quando indicati. Un dolore forte, persistente o in peggioramento richiede una valutazione tempestiva.

Come cambiano le perdite dopo il parto

Le perdite vaginali di questa fase si chiamano lochiazioni e accompagnano la guarigione dell’utero. In genere sono più abbondanti e rosse nei primi giorni, quindi diventano progressivamente più scure e diminuiscono nel corso delle settimane. Possono comparire anche dopo un cesareo, perché riguardano i cambiamenti che avvengono all’interno dell’utero.

Osservarne l’andamento aiuta a riferire con precisione eventuali variazioni. Un aumento marcato della quantità, un odore sgradevole o la presenza di coaguli importanti meritano attenzione sanitaria. Maria invita a considerare insieme le perdite e gli altri sintomi, come febbre, dolore addominale o sensazione di svenimento. Gli assorbenti esterni consentono di gestire le perdite durante la guarigione; le indicazioni ricevute alla dimissione restano un riferimento per la cura quotidiana.

Perineo e ferite meritano attenzione

Anche i gesti abituali possono diventare faticosi in presenza di punti o dolore nella zona del perineo, cioè l’area fra vagina e ano. Nel caso di un cesareo, le indicazioni riguardano anche la ferita addominale. Maria sottolinea il bisogno di informazioni pratiche sull’igiene, sull’evacuazione e sull’allattamento, perché proprio a casa possono affiorare domande rimaste in sospeso durante il ricovero.

È utile chiedere come prendersi cura della ferita e quali cambiamenti riferire. Un dolore crescente, gonfiore o secrezioni richiedono un contatto con il curante. Per approfondire i diversi tipi di lesione perineale, su MammaWriter è disponibile l’articolo sulla lacerazione da parto. Anche eventuali perdite di urina o una sensazione persistente di peso nella zona pelvica possono essere portate all’attenzione del professionista, che valuterà l’eventuale necessità di un percorso riabilitativo.

Stanchezza e alimentazione nel recupero quotidiano

Le cure del neonato possono frammentare il sonno e rendere difficile trovare il tempo per mangiare con calma. Maria richiama l’importanza di una dieta varia e dell’idratazione, insieme a un aiuto concreto nell’organizzazione domestica. Avere un pasto pronto e qualcuno che si occupi delle incombenze quotidiane permette alla madre di dedicare tempo anche al proprio recupero.

Quando la stanchezza resta intensa oppure si accompagna a palpitazioni, pallore o vertigini, è opportuno parlarne con il medico. La valutazione serve a comprenderne le cause e a decidere gli eventuali accertamenti. Anche la scelta degli integratori va riferita alle esigenze della singola donna. Su questo punto Maria precisa: “Consiglio sempre di effettuare una valutazione individuale ed affidarsi ad un professionista per scegliere in totale sicurezza”.

Quando sentire il medico e quando chiedere aiuto urgente

Nel periodo successivo al parto, una temperatura di 38 °C o superiore richiede un contatto sanitario immediato. Lo stesso vale per perdite maleodoranti, dolore addominale importante e gonfiore o dolore marcato a una sola gamba. Anche una ferita che peggiora, bruciore urinario o un seno arrossato e doloroso accompagnato da febbre richiedono una valutazione tempestiva.

I segnali di allarme indicati dai CDC comprendono il sanguinamento che impregna almeno un assorbente in un’ora e la perdita di coaguli più grandi di un uovo. In questi casi serve assistenza immediata. Per emorragia importante, svenimento, dolore al torace, difficoltà a respirare o mal di testa improvviso e molto intenso, soprattutto con disturbi della vista, occorre chiamare il 112. Al sanitario va comunicato quando è avvenuto il parto, anche se sono trascorse diverse settimane.

Organizzare i controlli e avere un riferimento a casa

L’assistenza prosegue dopo la dimissione attraverso i controlli programmati e la possibilità di contattare un professionista quando serve. Maria richiama l’importanza di seguire nel tempo le condizioni già presenti o comparse in gravidanza, come diabete gestazionale e preeclampsia. Per ciascuna situazione, il curante definisce gli accertamenti e le visite necessarie. Un riferimento sanitario riconoscibile rende più semplice anche riferire disturbi nuovi.

Al rientro a casa, può essere utile tenere insieme la lettera di dimissione, le date degli appuntamenti e i recapiti del reparto, del consultorio o dell’ostetrica. Le domande possono riguardare il dolore, le perdite, la cura delle ferite e la ripresa delle attività. Avere spazio per porle permette alla donna di partecipare alle decisioni sulla propria salute e di ricevere un’assistenza che segua il suo recupero.

L’ostetrica intervistata

Ritratto dell’ostetrica Maria Raccomandato

Maria Raccomandato · Ostetrica

Maria Raccomandato è ostetrica da 24 anni e ha sempre lavorato in ospedale, con una particolare dedizione alla sala parto. Accompagna le donne durante la nascita e nelle diverse fasi della loro vita, mettendo al servizio dell’assistenza competenze scientifiche, esperienza e ascolto.

A cura di Brunella Farina per La parola agli esperti.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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