Osteopata pediatrico: com’è fatta la prima seduta e quali segnali guardare nel primo anno
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“Portalo da un osteopata” è una frase che molti genitori si sentono dire nelle prime settimane, in un gruppo di mamme o all’uscita dall’ambulatorio. Quasi mai chi la pronuncia spiega che cosa succeda in quello studio, a quale età si possa andare e che cosa comporti un lavoro manuale su un corpo di 3 chili.
Guido Viola, osteopata pediatrico e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, lavora soprattutto con neonati e bambini piccoli. Sull’età non pone limiti, a una condizione: “Un neonato può essere valutato anche nelle prime settimane di vita, purché il professionista abbia una preparazione specifica in ambito pediatrico”.
“Ma questo non significa che tutti i neonati debbano necessariamente fare una seduta osteopatica dopo la nascita. Personalmente non credo nei trattamenti obbligatori o nei protocolli identici per tutti”.
Quanto dura la prima visita
Chi prenota immagina un appuntamento breve e tutto concentrato sulle mani. “Una prima valutazione nel mio studio dura generalmente intorno ai 40-45 minuti, perché una parte importante del tempo è dedicata all’ascolto dei genitori e alla raccolta della storia clinica”, racconta l’osteopata.
“Guardo come il bambino si muove, come ruota la testa, come organizza il proprio corpo, come risponde agli stimoli e quali competenze motorie manifesta rispetto alla sua età”. “L’eventuale trattamento manuale occupa soltanto una parte dell’incontro”.
Che cosa non si fa durante una seduta
La paura più diffusa riguarda il collo, perché l’immagine che circola dell’osteopatia è quella delle manovre rapide viste fare sugli adulti. “E soprattutto non deve far paura”, dice Viola. “Nel neonato non utilizzo manipolazioni cervicali ad alta velocità o manovre brusche. Il contatto deve essere delicato, rispettoso e adattato continuamente alle risposte del bambino”.
“Se il piccolo ha fame, ha bisogno di essere cambiato o vuole stare in braccio alla mamma, ci fermiamo. Non è il bambino che deve adattarsi alla seduta, siamo noi che dobbiamo adattarci a lui”.
“Una delle cose che ripeto spesso ai genitori è che il bambino non è un piccolo adulto. Ha caratteristiche anatomiche, fisiologiche e neurologiche completamente diverse e richiede competenze specifiche”.
I due sguardi sullo stesso bambino
Viola ha due titoli e nella stessa seduta li usa entrambi. “Come osteopata osservo soprattutto gli aspetti muscoloscheletrici e la mobilità. Come neuropsicomotricista valuto lo sviluppo motorio, l’organizzazione del movimento e il rapporto tra competenze motorie, cognitive, relazionali e ambiente”.
Il confronto con i coetanei è il tema che le famiglie portano per primo. “Quello che dico sempre ai genitori è che non dobbiamo trasformare lo sviluppo in una gara. Non tutti i bambini rotolano, si siedono o camminano nello stesso momento. Ma attenzione: rispettare i tempi individuali non significa ignorare i segnali di difficoltà”.
Che cosa si osserva nel primo anno
Le tappe motorie hanno una forbice ampia, e l’età indicata nei manuali è una media. “Nei primi tre-quattro mesi, per esempio, osservo il controllo del capo, la simmetria dei movimenti, l’interazione con l’ambiente e la capacità di utilizzare entrambi i lati del corpo”.
“Verso i sei mesi mi aspetto una maggiore organizzazione dei movimenti, la capacità di raggiungere gli oggetti e di iniziare a gestire i cambi posturali. Tra gli otto e i nove mesi diventa importante osservare come il bambino esplora, come passa da una posizione all’altra e come comincia a sviluppare una maggiore autonomia motoria”.
Nell’elenco manca la tappa che i genitori citano per prima: “Non tutti devono necessariamente gattonare, e non farlo non rappresenta da solo un segnale patologico”.
I segnali che meritano un approfondimento
“Mi preoccupa maggiormente”, dice Viola, un bambino che presenti una di queste caratteristiche:
- utilizza costantemente un solo lato
- presenta una rigidità importante
- appare eccessivamente ipotonico
- non acquisisce progressivamente nuove competenze
- perde abilità già raggiunte
A questi se ne aggiunge uno legato a un’età precisa: “Anche un bambino che intorno ai nove mesi non riesce ancora a mantenere la posizione seduta senza sostegno merita un approfondimento”.
Il TNPEE è il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, la seconda qualifica di Viola. “In questi casi il TNPEE può avere un ruolo importante nella valutazione e, quando indicato, nella riabilitazione, all’interno di un percorso condiviso con il pediatra e gli altri specialisti”.
“Per me lo sviluppo non è soltanto quello che un bambino riesce a fare, ma soprattutto come riesce a farlo e quali strategie utilizza per arrivarci”.
Il bambino che cammina sulle punte
Dopo il primo anno è la richiesta che si ripete più spesso, e arriva quasi sempre con una preoccupazione che i genitori faticano a nominare. “Quando un bambino comincia a camminare può capitare che, in alcuni momenti, si sollevi sulle punte. Nei primi mesi di acquisizione del cammino questo comportamento può essere transitorio”.
“La prima cosa che chiedo ai genitori è: cammina sempre sulle punte oppure lo fa soltanto in alcune situazioni? Perché è molto diverso un bambino che ogni tanto si solleva sulle punte, magari quando è emozionato, da uno che cammina costantemente senza appoggiare i talloni”.
“Osservo poi se il comportamento riguarda entrambi i piedi, se il bambino riesce a poggiare tutta la pianta a terra, come mantiene l’equilibrio e come organizza il movimento”.
“Se il cammino sulle punte è persistente oltre i due anni, è opportuno approfondire. Ma non aspetterei quell’età se il bambino cammina sempre sulle punte, lo fa soltanto da un lato, presenta rigidità, dolore, frequenti cadute o altre difficoltà motorie”. “Bisogna innanzitutto escludere eventuali cause neurologiche, ortopediche o neuromuscolari attraverso una valutazione medica appropriata”.
Che cosa succede in una seduta di psicomotricità
“Nella valutazione neuropsicomotoria osservo il bambino mentre gioca, cammina, corre, cambia direzione, affronta piccoli ostacoli e utilizza il proprio corpo nello spazio”.
“Quando esiste un’indicazione al trattamento, il lavoro può comprendere giochi di equilibrio, percorsi motori, attività per favorire la consapevolezza dell’appoggio plantare e strategie per rendere più variabile e funzionale il cammino. Non si tratta semplicemente di dire al bambino di abbassare i talloni. Bisogna capire perché utilizza quella modalità e se è in grado di modificarla”.
Resta la preoccupazione che quasi nessuno dice ad alta voce. “E soprattutto bisogna ricordare che il cammino sulle punte, da solo, non significa autismo o una patologia neurologica. È un segnale che va interpretato all’interno dello sviluppo complessivo del bambino”.
“Un bambino non è un insieme di sintomi da correggere, ma una persona in crescita che dobbiamo imparare a osservare e comprendere”.

Guido Viola · Osteopata pediatrico e TNPEE
Osteopata pediatrico e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, iscritto all’Albo dei TNPEE presso l’Ordine TSRM e PSTRP di Roma con il numero 253. Lavora soprattutto con neonati, bambini e famiglie, e si occupa di prevenzione, asimmetrie craniche e posturali e sviluppo motorio dei primi anni. Ideatore del Metodo Viola, è docente di osteopatia pediatrica e materno-infantile e fondatore di Osteopaty Formazione. Riceve a Roma e periodicamente a Como.
Intervista a cura di Brunella Farina per La parola agli esperti.

Sono giornalista pubblicista iscritta all’Ordine e web content editor. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione alla Lumsa di Roma. Come pubblicista ho scritto e curato contenuti per Mamme.it, Maternita.it e Dottori.it, e ho collaborato con marchi come Pampers e Philips Avent. Su Mammawriter scrivo di gravidanza, parto e primi anni di vita: parto dalle fonti sanitarie, le verifico e le traduco in un linguaggio comprensibile, senza sostituirmi al medico o all’ostetrica che ti segue. Sono mamma di Luca e Viola.
Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.







