Le mani di un osteopata pediatrico sulla testa e sul collo di un neonato
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Plagiocefalia nel neonato: come si riconosce la testa piatta e che cosa si può fare

Una parte della nuca più piatta dell’altra, un orecchio che sembra spostato in avanti, la testa sempre girata dallo stesso lato. Molte mamme se ne accorgono durante il bagnetto, e la domanda che portano al pediatra è sempre la stessa, cioè se quella forma si sistemerà crescendo.

Guido Viola, osteopata pediatrico e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, lavora soprattutto con neonati e bambini piccoli. “La prima cosa che dico sempre ai genitori è di osservare il proprio bambino, senza però trasformare ogni piccola asimmetria in un problema”.

I segnali che si notano per primi

“Spesso una mamma se ne accorge mentre fa il bagnetto oppure guardando il bambino dall’alto”, racconta l’osteopata. “Nota che una parte posteriore della testa è più piatta rispetto all’altra, che un orecchio sembra leggermente più avanti o che il bambino tende a tenere la testa sempre girata dalla stessa parte”.

“Un’altra cosa che chiedo spesso è di guardare le fotografie delle prime settimane di vita. Possono aiutarci a capire se quella forma era già presente alla nascita oppure se è cambiata progressivamente”.

Aspettare che passi

È il consiglio che circola di più fra parenti e conoscenti. “Personalmente non sono favorevole al famoso ‘aspettiamo, tanto crescendo passa’”, dice Viola. “È vero che molte asimmetrie migliorano spontaneamente, soprattutto quando il bambino comincia a muoversi di più, ma non tutte seguono lo stesso percorso”.

“Se un genitore nota un appiattimento evidente, già nel primo o secondo mese è opportuno parlarne con il pediatra e valutare se sia necessario un approfondimento”.

“Non mi interessa guardare soltanto il cranio: voglio capire come si muove il bambino, come ruota il collo, come utilizza il corpo e se esistono delle preferenze posturali. Perché il cranio, molto spesso, ci sta raccontando qualcosa del movimento del bambino”.

Il sonno a pancia in su non si tocca

La posizione che protegge dalla morte in culla è la stessa che tiene premuto sempre lo stesso punto della nuca, e il primo impulso di una famiglia è cercare un aggiustamento sul sonno. Viola non lo concede: “Non possiamo mettere in discussione una raccomandazione così importante per ridurre il rischio di morte improvvisa del lattante, soltanto per prevenire una testa piatta”. “Quello che dobbiamo cambiare non è il sonno, ma il modo in cui gestiamo il bambino durante la giornata”.

Sul posto in cui il bambino dorme restano valide le indicazioni di sempre, cioè superficie piana, rigida e libera, come spieghiamo nella guida su che cosa c’è da sapere sul sonno del neonato e in quella su come scegliere il materassino della culla.

Il tummy time fin dai primi giorni

“Io consiglio di iniziare il tummy time fin dai primi giorni di vita, le prime sei settimane sul corpo del genitore, successivamente quando il bambino è sveglio e sempre sotto la supervisione di un adulto su un tappetone. All’inizio bastano anche tre o cinque minuti, due o tre volte al giorno, aumentando gradualmente secondo la tolleranza”.

Il nome inganna, perché fa pensare a un esercizio con un orario. “Ma attenzione: tummy time non significa necessariamente mettere il bambino su un tappetino e aspettare che sollevi la testa”, precisa. “Possiamo farlo anche sul torace del genitore, durante il contatto e il gioco”.

Nel resto della giornata contano gli appoggi che cambiano. Viola suggerisce di alternare il lato dal quale arrivano gli stimoli, di cambiare braccio durante l’alimentazione, anche con il biberon, e di limitare le ore in sdraiette, ovetti e dispositivi che riducono il movimento.

I cuscini antiplagiocefalia

Promettono di risolvere il problema senza cambiare nulla della giornata. “Personalmente li sconsiglio”, taglia corto l’osteopata. “Non sono considerati dispositivi sicuri nell’ambiente in cui dorme il neonato e non devono essere utilizzati per sostituire il lavoro di prevenzione e riposizionamento”.

“Ai genitori dico sempre una cosa molto semplice: il miglior dispositivo che possiamo offrire a un neonato è la possibilità di muoversi liberamente, in sicurezza”.

Torcicollo e testa piatta

“Sono due condizioni che frequentemente si accompagnano, ma dobbiamo distinguere una semplice preferenza di rotazione da un vero torcicollo muscolare congenito”, spiega Viola. “Un bambino può preferire guardare verso destra, per esempio, perché ha una limitazione nella rotazione verso sinistra, oppure perché ha sviluppato un’abitudine posturale”.

“Se passa molte ore con la testa orientata sempre nello stesso modo, la pressione sul cranio sarà maggiore in una determinata zona. Ed ecco che, progressivamente, può comparire l’appiattimento”. “Il problema è che a volte si crea una sorta di circolo vizioso: il bambino preferisce una posizione, il cranio si modifica e quella stessa forma può favorire il mantenimento della preferenza posturale”.

L’eventuale difficoltà di movimento richiede quindi un inquadramento appropriato. “Se sospetto un torcicollo muscolare congenito, è importante che ci sia un inquadramento pediatrico e un percorso neuropsicomotorio specifico, quando indicato”.

“Quello che non dobbiamo fare è concentrarci esclusivamente sulla parte piatta del cranio. Dobbiamo occuparci anche del motivo per cui quel bambino continua ad appoggiare la testa sempre nello stesso punto”.

Il caschetto

L’ortesi cranica spaventa per il costo e per i mesi di utilizzo quotidiano che comporta. “Il caschetto non deve essere visto né come un fallimento del trattamento conservativo né come qualcosa da proporre automaticamente a tutti i bambini con un’asimmetria cranica”, premette Viola.

“La prima cosa è distinguere una plagiocefalia posizionale da condizioni differenti, come una possibile craniostenosi, che richiede una valutazione medica specialistica”.

Poi conta l’età: “Nei primi mesi, soprattutto nelle forme lievi, lavorare sul riposizionamento, sul movimento spontaneo e, quando necessario, con un percorso osteopatico specifico può essere sufficiente. Nelle forme moderate o severe, soprattutto se non migliorano con un adeguato percorso conservativo, è corretto discutere con uno specialista la possibilità di un’ortesi cranica. Questa valutazione diventa particolarmente importante intorno ai quattro-sei mesi, perché il periodo di crescita del cranio influisce sulle possibilità di correzione”.

“La decisione sul caschetto spetta al medico specialista, sulla base di una valutazione clinica e di misurazioni appropriate. Quello che mi interessa è che il genitore non perda mesi preziosi inseguendo trattamenti che non stanno producendo cambiamenti”.

“Per me un bravo professionista non è quello che riesce a trattenere il paziente il più a lungo possibile, ma quello che sa riconoscere quando è necessario coinvolgere qualcun altro”.

Se vuoi misurare quello che sai sulle prime settimane, sul sito trovi anche il test sui neonati con 10 affermazioni vero o falso.

Ritratto di Guido Viola, osteopata pediatrico e TNPEE

Guido Viola · Osteopata pediatrico e TNPEE

Osteopata pediatrico e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, iscritto all’Albo dei TNPEE presso l’Ordine TSRM e PSTRP di Roma con il numero 253. Lavora soprattutto con neonati, bambini e famiglie, e si occupa di prevenzione, asimmetrie craniche e posturali e sviluppo motorio dei primi anni. Ideatore del Metodo Viola, è docente di osteopatia pediatrica e materno-infantile e fondatore di Osteopaty Formazione. Riceve a Roma e periodicamente a Como.

Intervista a cura di Brunella Farina per La parola agli esperti.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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