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Ftalati in gravidanza: il legame con il parto prematuro

Uno studio americano ha cercato 113 sostanze chimiche nelle urine di oltre 5.000 donne incinte e ne ha trovate in media 45 a testa. Le più diffuse, ftalati e idrocarburi policiclici aromatici, risultano associate a gravidanze più brevi e a un peso alla nascita più basso. Il dato che fa discutere: anche i sostituti introdotti al posto degli ftalati vietati mostrano gli stessi effetti.

Lo studio

La ricerca è stata pubblicata il 17 giugno 2026 su JAMA Network Open dal programma ECHO dei National Institutes of Health, con Jessie Buckley come prima autrice. Ha analizzato campioni di urina raccolti nel secondo trimestre da più di 5.000 coppie madre-figlio, con nascite fra il 2000 e il 2021.

Delle 113 sostanze cercate, quasi tutte sono state trovate in almeno una partecipante. In media ogni donna ne aveva 45 rilevabili, con punte di 64. Le famiglie principali: ftalati, plastificanti sostitutivi, idrocarburi policiclici aromatici, fenoli alogenati.

Sul fronte degli esiti, gli ftalati e i loro sostituti risultano associati a un parto più precoce, mentre ftalati, sostituti e idrocarburi si legano a un peso alla nascita più basso. Uno dei sostituti più usati è stato associato a un aumento del 16% del rischio di parto prematuro.

Cosa non dice

È uno studio osservazionale: misura associazioni, non dimostra che una sostanza causi il parto prematuro. L’esposizione è stata misurata una sola volta, nel secondo trimestre, e le urine raccontano le ultime ore o gli ultimi giorni, non nove mesi.

C’è poi una differenza importante per chi legge dall’Italia: il campione è statunitense, e le regole europee sugli ftalati sono più restrittive di quelle americane. I prodotti che troviamo sugli scaffali non sono gli stessi.

Cosa si può fare, senza ansia

Gli autori stessi dicono che evitare del tutto queste sostanze è impossibile, perché stanno in cibi, imballaggi, aria e cosmetici. Le indicazioni che restano praticabili sono poche e semplici:

  • non scaldare il cibo nei contenitori di plastica e non usare la pellicola a contatto con cibi caldi o grassi;
  • preferire vetro e acciaio per conservare, soprattutto i cibi grassi;
  • ridurre i prodotti molto profumati, perché la dicitura «profumo» in etichetta può coprire anche ftalati;
  • evitare il fumo, anche passivo, e limitare fritture e cibi bruciacchiati, che sono una fonte di idrocarburi;
  • lavare frutta e verdura e arieggiare spesso le stanze.

Restano le cose che contano di più e che conosciamo bene: controlli regolari, alimentazione equilibrata, niente fumo né alcol. Su MammaWriter trovi la dieta mediterranea in gravidanza, l’approfondimento sui bambini prematuri e i percentili di crescita.

Fonti

Comunicato UCSF – Everyday chemical exposures linked to preterm birth, giugno 2026

Programma ECHO, National Institutes of Health

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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