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A che età il bambino inizia a parlare: tappe, segnali e falsi miti

La prima parola compare in genere intorno al primo compleanno, al termine di un percorso che comincia già nelle prime settimane con i suoni, i sorrisi e i giochi di sguardi. Capire quando il bambino inizia a parlare significa quindi seguire una sequenza di tappe che ogni bambino percorre con tempi propri, all’interno di intervalli che pediatri e logopedisti conoscono bene.

Questa guida ripercorre lo sviluppo del linguaggio secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), l’American Academy of Pediatrics (AAP), il servizio sanitario britannico e la pediatria italiana, con i segnali che meritano una visita, i falsi miti più diffusi e le abitudini che aiutano il bambino a comunicare.

Le tappe del linguaggio età per età

Nel 2022 CDC e AAP hanno rivisto le liste delle tappe dello sviluppo. Ogni traguardo indica oggi ciò che almeno il 75% dei bambini sa fare entro una certa età, per cui un bambino che non ci è ancora arrivato può semplicemente rientrare nel restante 25%.

Da 0 a 6 mesi, i vocalizzi

Entro i 2 mesi il neonato emette suoni diversi dal pianto e reagisce ai rumori forti. Verso i 4 mesi arrivano i vocalizzi, quei suoni morbidi come “oooo” e “aahh” con cui il bambino risponde quando gli si parla e gira la testa verso la voce dei genitori. A 6 mesi fa i turni con l’adulto, emette gridolini e soffia con la lingua fuori.

Da 6 a 12 mesi, la lallazione

Intorno ai 7 mesi compare la lallazione canonica, cioè la ripetizione di una stessa sillaba come “bababa”. Entro i 9 mesi la maggior parte dei bambini produce molti suoni diversi del tipo “mamamama” e “bababababa”, e tra i 10 e i 12 mesi la lallazione si arricchisce di consonanti e vocali differenti. In questo periodo nascono anche i gesti, perché il bambino indica, mostra, porge gli oggetti, alza le braccia per farsi prendere e saluta con la mano.

Intorno ai 12 mesi, le prime parole

Verso il primo compleanno il bambino chiama “mamma” o “papà” la persona giusta, capisce il “no” e saluta con “ciao”. Le indicazioni dell’AAP parlano di almeno 1 parola entro l’anno, mentre il Great Ormond Street Hospital di Londra, ospedale pediatrico del servizio sanitario britannico, indica circa 3 parole chiare. A 15 mesi la maggior parte dei bambini prova a dire 1 o 2 parole oltre a mamma e papà, anche approssimative come “ba” per palla, e indica per chiedere qualcosa.

Da 18 a 24 mesi, l’esplosione del vocabolario

A 18 mesi i bambini provano a dire almeno 3 parole oltre a mamma e papà, e molti ne usano tra 10 e 20, compresi i nomi delle persone di famiglia. Eseguono richieste semplici senza bisogno di gesti, come “dammelo”, e capiscono molte più parole di quante ne sappiano dire, fino a 5 volte tante secondo il Great Ormond Street Hospital. Nei mesi successivi il vocabolario cresce rapidamente e intorno ai 2 anni molti bambini arrivano a 100-200 parole, mentre l’AAP indica 50-100 parole, una differenza che mostra quanto sia ampia la variabilità a questa età.

Tra i 2 anni e i 30 mesi, le prime frasi

Le prime combinazioni di 2 parole, come “pappa no” o “papà via”, compaiono già verso i 18 mesi e a 2 anni la maggior parte dei bambini le usa con regolarità. A 2 anni indica le figure in un libro quando gli si chiede dov’è un animale e mostra almeno 2 parti del corpo. A 30 mesi dice circa 50 parole anche secondo le soglie prudenti dei CDC, unisce 2 o più parole con un verbo, come “cane corre”, e comincia a usare “io”, “me” e “noi”.

A 3 anni, la conversazione

A 3 anni il bambino sostiene una piccola conversazione con almeno 2 scambi di battute, fa domande su chi, cosa, dove e perché e dice il proprio nome se glielo chiedi. Si fa capire per la maggior parte del tempo anche da persone che non lo frequentano ogni giorno, anche se alcuni suoni difficili possono ancora mancare.

Perché ogni bambino ha i suoi tempi

La variabilità tra bambini della stessa età è molto ampia, come mostrano gli intervalli larghi indicati dalle stesse fonti pediatriche. Tra 1 e 2 anni, inoltre, la comprensione corre molto più veloce della produzione, per cui un bambino che dice ancora poche parole può capirne già moltissime.

I logopedisti chiamano parlatori tardivi i bambini che a 24 mesi hanno un vocabolario inferiore alle 50 parole oppure che a 30 mesi non combinano ancora 2 parole. Un approfondimento pubblicato su Quaderni ACP, la rivista dell’Associazione Culturale Pediatri, ricorda che per molti di loro il linguaggio recupera tra i 24 e i 36 mesi, mentre una parte non recupera da sola. Per valutare la situazione contano molto anche la comprensione, i gesti e la voglia di comunicare del bambino.

Quando sentire il pediatra o il logopedista

Le fonti pediatriche concordano su alcuni segnali che è bene riferire al pediatra già alla prima occasione, senza attendere il bilancio di salute successivo.

  • Nessuna lallazione entro i 12 mesi. Il bambino non gioca con i suoni e non ripete sillabe.
  • Nessuna reazione ai suoni o al nome. Non si gira quando lo chiami e non reagisce ai rumori o alle voci familiari.
  • Nessun gesto intorno all’anno. Non indica, non saluta con la mano e non mostra gli oggetti.
  • Nessuna parola a 16-18 mesi. A 18 mesi la maggior parte dei bambini prova a dire almeno 3 parole oltre a mamma e papà.
  • Nessuna frase di 2 parole a 24 mesi. A 2 anni la maggior parte dei bambini unisce 2 parole, e l’assenza di combinazioni a 30 mesi rientra nella definizione di parlatore tardivo.
  • Perdita di abilità già acquisite. Un bambino che smette di dire parole che usava va visto dal pediatra a qualsiasi età.
  • Linguaggio poco comprensibile a 3 anni. Il bambino non si fa capire nemmeno dagli adulti di famiglia.

Il pediatra può prescrivere un esame dell’udito e indirizzare il bambino a un logopedista o a un neuropsichiatra infantile. Se il bambino fatica sia a capire sia a parlare e l’udito è normale, servono valutazioni più approfondite. Quando invece il bambino capisce bene ma fatica a programmare i movimenti della bocca per articolare i suoni, lo specialista può valutare un disturbo come la disprassia verbale nei bambini.

I falsi miti sul linguaggio dei bambini

Il bilinguismo fa parlare più tardi

Secondo l’American Speech-Language-Hearing Association (ASHA), i bambini che crescono con più lingue sviluppano il linguaggio come gli altri e il bilinguismo non causa né peggiora i disturbi del linguaggio. La maggior parte dei bambini bilingui dice le prime parole entro l’anno e usa frasi di 2 parole entro i 2 anni, anche mescolando le lingue. Un bambino bilingue con un vero disturbo mostra difficoltà in tutte le lingue che parla e va valutato come qualsiasi altro bambino.

I maschi parlano dopo, quindi si può aspettare

Uno studio pubblicato nel 2012 sul British Journal of Developmental Psychology, condotto su 13.783 bambini di 10 comunità linguistiche europee tra gli 8 e i 30 mesi, ha trovato nelle bambine un leggero vantaggio nei gesti, nel vocabolario e nella capacità di unire le parole, e il divario cresceva con l’età. Si tratta di una differenza media e contenuta, e i segnali descritti sopra valgono allo stesso modo per maschi e femmine.

Il ciuccio ritarda il linguaggio

Le prove a sostegno di questa idea sono scarse. Una ricerca pubblicata nel 2021 sull’International Journal of Language & Communication Disorders non ha trovato legami tra l’uso del ciuccio e la maggior parte degli indicatori di sviluppo della parola. È emersa soltanto un’associazione tra l’uso frequente durante il giorno e un numero maggiore di errori di pronuncia atipici, assente dopo i 38 mesi, mentre la durata complessiva e l’uso notturno non sembravano influire. Limitare il ciuccio di giorno, soprattutto mentre il bambino gioca e parla, è comunque una scelta coerente con questi dati.

Prima dei 3 anni è inutile preoccuparsi

Molti genitori si sentono dire che il bambino “parlerà quando sarà pronto”. Per una parte dei parlatori tardivi le cose vanno proprio così, eppure l’articolo di Quaderni ACP raccomanda di non rimandare la diagnosi ai 3 o 4 anni, perché un ritardo nella diagnosi può pesare a lungo sulla vita sociale del bambino.

Come stimolare il linguaggio a casa

Il linguaggio cresce soprattutto nello scambio quotidiano con gli adulti. Uno studio del Massachusetts Institute of Technology pubblicato nel 2018 su Psychological Science ha osservato, in bambini tra i 4 e i 6 anni, che gli scambi di battute con l’adulto contavano più del numero di parole ascoltate.

  • Parla con lui e aspetta la risposta. Racconta quello che state facendo, lascia una pausa e rispondi a ogni suono o gesto come a una battuta di dialogo.
  • Riprendi e arricchisci le sue parole. Se dice “cane”, puoi rispondere “sì, il cane corre” senza correggerlo e senza chiedergli di ripetere.
  • Leggete insieme ogni giorno. Nominare le figure di un libro e lasciare che sia lui a indicarle allena comprensione e vocabolario, e con il tempo racconti più lunghi come le fiabe per bambini e il loro significato abituano ad ascoltare una storia dall’inizio alla fine.
  • Canta filastrocche e canzoncine mimate. Ritmo e ripetizione aiutano il bambino a riconoscere i suoni e a completare le parole.
  • Riduci gli schermi. La Società Italiana di Pediatria sconsiglia i dispositivi digitali prima dei 2 anni e raccomanda meno di 1 ora al giorno, con la supervisione di un adulto, tra i 2 e i 5 anni.

Una meta-analisi pubblicata nel 2020 su JAMA Pediatrics, che ha riunito 42 studi su 18.905 bambini, ha collegato più tempo davanti allo schermo e la televisione accesa in sottofondo a competenze linguistiche più basse, mentre i programmi educativi guardati insieme a un adulto erano associati a risultati migliori. Altri dati sono raccolti nell’articolo dedicato allo studio su bambini, schermi e capacità cognitive, e per avere giochi e attività pronte da usare ogni giorno puoi scaricare l’e-book gratuito su come aiutare il bambino a parlare.

Domande frequenti su quando il bambino inizia a parlare

A che età un bambino dice la prima parola?

La maggior parte dei bambini dice la prima parola intorno ai 12 mesi, spesso “mamma” o “papà” rivolto alla persona giusta. A 15 mesi molti ne usano 1 o 2 in più e a 18 mesi almeno 3.

Un bambino di 2 anni che dice poche parole è in ritardo?

A 2 anni la maggior parte dei bambini unisce 2 parole e ne usa più di 50. Un vocabolario più ridotto o l’assenza di frasi è un buon motivo per parlarne con il pediatra, soprattutto se capisce poco o usa pochi gesti.

Quando un bambino deve parlare bene?

A 3 anni il bambino dovrebbe farsi capire per la maggior parte del tempo anche da persone esterne alla famiglia e sostenere brevi conversazioni. Alcuni suoni più difficili possono maturare anche dopo, mentre un linguaggio incomprensibile per gli stessi genitori a quest’età va segnalato al pediatra.

Fonti

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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