Prime 48 ore dopo il cesareo: alzarsi, l’aria in pancia e allattare
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Le prime 48 ore dopo il cesareo sono quelle di cui nessuno parla nei corsi preparto, e sono quelle in cui si fanno le domande più pratiche: quando mi alzo, quando mi toglieranno il catetere, perché mi fa male la spalla, e soprattutto come faccio a mandare via quest’aria.
L’aria in pancia: perché c’è e che cosa la fa passare
È il disturbo più sottovalutato e per molte il più fastidioso, più della ferita. Dipende da due cose che si sommano: un po’ di aria resta in addome dopo l’intervento, e l’intestino, rallentato dall’anestesia e dalla manipolazione, riprende a lavorare con qualche ora di ritardo. Il gas si accumula, l’addome si tende e il dolore può arrivare fino alla spalla, perché l’aria sotto il diaframma irrita un nervo che porta il segnale lì.
Che cosa serve a poco e che cosa funziona:
- Alzarsi e camminare appena te lo consentono, anche pochi passi più volte: è la misura più efficace di tutte.
- Masticare una gomma senza zucchero, più volte al giorno: sembra un rimedio da nulla ed è invece una delle poche misure con studi a supporto nel post operatorio del cesareo, perché la masticazione stimola la ripresa dell’attività intestinale.
- Bevande calde e tisane, a piccoli sorsi.
- Cambiare posizione spesso, girarsi su un fianco, portare le ginocchia verso il petto da sdraiata.
- Evitare bevande gassate e la cannuccia, che fanno ingoiare altra aria.
Per tossire o ridere senza che tiri, la manovra è tenere una mano o un cuscino premuto sulla ferita: sostiene la parete e riduce il dolore.
Quando ti alzi la prima volta
Nella pratica corrente la prima mobilizzazione avviene entro le prime ventiquattro ore, spesso fra le sei e le dodici, ed è una delle raccomandazioni condivise: alzarsi presto riduce il rischio di trombosi, aiuta l’intestino e accorcia il recupero. Non è una prova di resistenza, è terapia.
La prima volta si fa sempre con qualcuno accanto, perché un calo di pressione è frequente. La sequenza che fa meno male: girarsi su un fianco, spingere con le braccia per mettersi seduta – non con gli addominali – restare seduta un minuto a gambe giù, poi alzarsi lentamente tenendo la mano sulla ferita.
Il catetere, la flebo e il dolore
Il catetere vescicale viene rimosso in genere entro le dodici-ventiquattro ore, spesso appena ti alzi. Dopo la rimozione può servire un po’ di tempo prima di riuscire a urinare, e qualche bruciore iniziale è comune.
Sul dolore vale la pena essere chiare: l’analgesia non va centellinata. Un dolore controllato permette di alzarsi, camminare e allattare, cioè proprio le cose che fanno guarire più in fretta. I farmaci usati nel post cesareo sono compatibili con l’allattamento, e se quello che hai non basta si dice, non si stringe i denti.
Mangiare e bere
L’approccio attuale non è più il digiuno prolungato: si riprende a bere presto e a mangiare leggero nel giro di poche ore, secondo le indicazioni del reparto, perché anche questo accelera la ripresa dell’intestino. I primi pasti leggeri e frequenti funzionano meglio di uno abbondante.
Allattare con la ferita fresca
Il problema delle prime ore non è il latte, è la posizione: il peso del bambino sull’addome è insostenibile. Le due posizioni che aggirano la ferita sono quella da sdraiata su un fianco, con il bambino di fronte, e quella a rugby, con il bambino lungo il fianco e i piedi dietro la schiena. Un cuscino sotto il braccio e uno dietro la schiena cambiano tutto.
Chiedere aiuto per prenderlo dalla culla non è una resa: nelle prime ventiquattro ore sollevare un peso dalla posizione sdraiata è il movimento che tira di più.
Che cosa segnalare subito
- Dolore che non si controlla con quello che ti è stato prescritto.
- Perdite di sangue molto abbondanti o coaguli grandi.
- Dolore a un polpaccio, gonfiore di una gamba, fiato corto o dolore al petto.
- Febbre.
- Impossibilità di urinare dopo la rimozione del catetere.
- Vomito ripetuto o addome teso che peggiora.
E dopo
Passate le prime quarantotto ore il percorso diventa quello della ferita e poi della cicatrice: la gestione dei punti è spiegata nell’articolo sui punti del cesareo e la cura della ferita, mentre il lavoro sulla cicatrice comincia settimane dopo ed è descritto nella guida allo scalino della cicatrice del cesareo. Il movimento vero e proprio si riprende con i tempi della ginnastica post parto.
Domande frequenti
Come si fa a fare l’aria dopo il cesareo?
Alzandosi e camminando appena possibile, masticando gomma senza zucchero più volte al giorno, bevendo bevande calde a piccoli sorsi e cambiando spesso posizione. Da evitare bibite gassate e cannuccia.
Dopo quante ore dal cesareo si può stare in piedi?
In genere entro le prime ventiquattro ore, spesso fra le sei e le dodici, sempre con qualcuno accanto la prima volta. Le indicazioni del reparto hanno la precedenza.
Perché mi fa male la spalla?
È un dolore riferito: l’aria rimasta in addome irrita il diaframma e il segnale viene percepito alla spalla. Passa con la ripresa dell’attività intestinale e con il movimento.
Quando si toglie il catetere?
Di solito entro le dodici-ventiquattro ore, spesso in occasione della prima mobilizzazione.
Posso allattare subito dopo il cesareo?
Sì. Serve trovare una posizione che non appoggi il bambino sulla ferita: da sdraiata su un fianco o nella presa a rugby, con l’aiuto di cuscini.
Fonti
National Institute for Health and Care Excellence (NICE), linee guida NG192 Caesarean birth e NG194 sulle cure postnatali; protocolli di recupero post operatorio potenziato (ERAS) in ostetricia; revisioni sistematiche sulla masticazione di gomma per la ripresa della funzione intestinale dopo taglio cesareo.
Sul contenimento dell’addome nei giorni successivi alla dimissione, vedi se e per quanto tempo serve la pancera dopo il cesareo.

Sono giornalista pubblicista iscritta all’Ordine e web content editor. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione alla Lumsa di Roma. Come pubblicista ho scritto e curato contenuti per Mamme.it, Maternita.it e Dottori.it, e ho collaborato con marchi come Pampers e Philips Avent. Su Mammawriter scrivo di gravidanza, parto e primi anni di vita: parto dalle fonti sanitarie, le verifico e le traduco in un linguaggio comprensibile, senza sostituirmi al medico o all’ostetrica che ti segue. Sono mamma di Luca e Viola.
Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.







