puericultrice chi è e cosa fa
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Puericultrice: cosa fa e quando può essere utile dopo la nascita

Le prime settimane con un neonato hanno un tempo tutto loro, fatto di mani che imparano, sonni interrotti, poppate, bagnetti, cambi e pianti che sembrano richiedere ogni volta una lingua nuova da decifrare. È dentro questa quotidianità intensa, tenera e spesso disordinata che può entrare la puericultrice, affiancando i genitori nei primi gesti di cura e nella scoperta del proprio bambino.

Ma chi è e cosa fa esattamente una puericultrice?

Jessica Cianciolo descrive la puericultrice come una professionista formata sulla cura e sui bisogni del bambino, capace di affiancare i genitori fin dai primi giorni. Nel suo ambito rientrano prime cure, igiene, alcuni aspetti della gestione dell’allattamento, alimentazione, svezzamento, sonno e organizzazione quotidiana.

Il lavoro conserva una forte componente educativa: fornire strumenti, osservare ciò che accade in famiglia e aiutare mamma e papà ad acquisire maggiore sicurezza nella gestione del bambino.

L’empatia nel rapporto con i genitori

Nel caso di Jessica, l’empatia è diventata parte integrante della sua identità professionale. Il nome “La Puericultrice Empatica” nasce dal modo in cui sceglie di entrare in relazione con le famiglie, che consiste nell’ascoltare ciò che stanno vivendo, cercare di comprenderne il punto di vista e lasciare spazio anche alle emozioni che accompagnano una difficoltà reale.

Una domanda sul sonno, sul pianto o sull’allattamento può portare con sé settimane di stanchezza, la paura di sbagliare, il confronto continuo con ciò che fanno gli altri genitori oppure il bisogno di sentirsi finalmente ascoltati. In questi casi la risposta tecnica acquista valore quando parte da ciò che quella mamma o quel papà stanno realmente chiedendo.

“Mi capita di incontrare mamme e papà che arrivano con un problema specifico, ma che prima ancora di una soluzione hanno bisogno di sentirsi realmente ascoltati”.

Il punto, però, non è creare dipendenza dalla professionista. Jessica racconta che uno degli obiettivi del suo lavoro è aiutare mamma e papà a recuperare fiducia nelle proprie capacità: “Ai ‘miei genitori’, come spesso chiamo le mamme e i papà che seguo, dico sempre una cosa: erano capaci anche prima di incontrarmi. A volte, quando si è dentro una situazione che sta diventando pesante, si perde un po’ la capacità di guardarla da un’altra prospettiva”.

Jessica racconta che questa sensibilità si è rafforzata anche dopo essere diventata madre. Vivere in prima persona l’ansia, la stanchezza e quella particolare forma di solitudine che può comparire anche quando si è circondati da persone le ha dato una percezione ancora più precisa di ciò che può esserci dietro una richiesta apparentemente semplice.

L’empatia, nel suo lavoro, mantiene comunque confini professionali chiari. Ascoltare significa comprendere meglio la famiglia per offrire informazioni e strumenti più adatti, spiegare quando una situazione richiede un cambiamento e riconoscere il momento in cui serve il contributo di un altro professionista.

Puericultrice a domicilio e assistenza notturna

Una puericultrice può lavorare a domicilio anche con neonati di pochi giorni o settimane. Jessica racconta che l’attività può comprendere l’assistenza notturna, una forma di affiancamento che richiede esperienza, affidabilità e piena consapevolezza della responsabilità assunta.

Affidare un neonato a una professionista mentre i genitori riposano richiede inevitabilmente una relazione di fiducia. Proprio per questo il rapporto si costruisce anche attraverso la presenza quotidiana, il confronto e la possibilità per mamma e papà di raccontare dubbi e difficoltà senza sentirsi giudicati.

Quando entra in gioco un altro professionista

Jessica considera la conoscenza dei confini professionali parte integrante del lavoro. Durante una consulenza possono emergere elementi che richiedono una valutazione sanitaria o psicologica specifica.

Ragadi importanti o una sospetta mastite richiedono la figura sanitaria competente; respirazione orale e russamento importante meritano un confronto con il pediatra; una sofferenza emotiva intensa del genitore può richiedere uno psicologo. La rete può coinvolgere anche ostetrica, IBCLC, nutrizionista e altri professionisti.

Quando può essere utile

Il sostegno può avere senso quando la famiglia cerca un aiuto nella gestione quotidiana del neonato, desidera comprendere meglio sonno e routine oppure sente il bisogno di acquisire maggiore sicurezza nelle cure. Può essere utile anche quando mamma e papà hanno molte informazioni a disposizione e faticano a capire quali siano davvero adatte al proprio bambino.

La scelta della professionista richiede attenzione alla formazione, all’esperienza, alla chiarezza con cui presenta le proprie competenze e al modo in cui entra in relazione con la famiglia. Nel racconto di Jessica, proprio quest’aspetto risulta di primaria importanza, in quanto sentirsi ascoltati può cambiare profondamente il modo in cui un genitore affronta una difficoltà e ritrova fiducia nelle proprie capacità.

Jessica Cianciolo, puericultrice ed educatrice perinatale

Jessica Cianciolo

Puericultrice, educatrice perinatale e consulente del sonno infantile 0-6 anni

Con il progetto “La Puericultrice Empatica” accompagna mamme e papà dalla nascita ai primi anni di vita del bambino. Su MammaWriter interviene sui temi della cura del neonato, del sonno e della quotidianità delle famiglie.

Visita il sito La Puericultrice Empatica

A cura di Brunella Farina per La parola agli esperti. Le indicazioni hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del pediatra, dell’ostetrica o degli altri professionisti che seguono la famiglia.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.

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