Coliche e reflusso nel neonato: che cosa può fare l’osteopatia e che cosa no
Indice dei contenuti
Ci sono settimane, nei primi mesi, in cui un bambino piange per ore e si inarca, e la parola coliche arriva prima di qualsiasi valutazione. Quel pianto in genere si esaurisce entro il terzo mese, però intanto una famiglia dorme pochissimo e vuole sapere se c’è qualcosa da fare.
Guido Viola, osteopata pediatrico e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, lavora soprattutto con neonati e bambini piccoli. “La prima domanda che faccio è: siamo sicuri che siano coliche? Perché molto spesso arrivano genitori stremati, che da settimane dormono pochissimo, con un bambino che piange e al quale è già stata attribuita un’etichetta. Ma il pianto è un comportamento, non una diagnosi”.
Che cosa viene chiesto prima di toccare il bambino
“Chiedo come si alimenta il bambino, se cresce regolarmente, come sono le evacuazioni, quanto dorme, in quali momenti piange e soprattutto come cambia il suo comportamento durante la giornata”, elenca l’osteopata. “Osservo anche come viene preso in braccio, come viene contenuto, come si alimenta e come reagisce al contatto”.
Il segnale che le famiglie portano per primo è la schiena inarcata. “L’inarcamento, per esempio, non significa automaticamente reflusso o colica. Bisogna capire quando compare e quali altri segnali sono presenti”.
“Il pediatra deve prima escludere condizioni mediche che richiedono attenzione”.
Che cosa dicono oggi i criteri Roma V
I criteri Roma sono la classificazione internazionale dei disturbi gastrointestinali funzionali, rivista periodicamente dai gruppi di lavoro internazionali. “Oggi, con i nuovi criteri Roma V, si introduce il concetto di Infant Distress Syndrome, superando la visione tradizionale delle coliche come problema esclusivamente intestinale”.
“Nella mia esperienza clinica osservo spesso neonati nei quali al pianto prolungato si associano tensioni muscoloscheletriche, difficoltà posturali e situazioni di discomfort che possono accentuare il malessere generale”.
Per inquadrare durata, cause e rimedi più comuni c’è la guida su quanto durano le coliche del neonato.
Dove si colloca il lavoro dell’osteopata
“Ed è proprio qui che può inserirsi il lavoro dell’osteopata: non tanto sulla colica in sé, quanto su quelle componenti di discomfort che possono accompagnarla”, spiega Viola. “Nella mia pratica clinica riscontro spesso miglioramenti anche importanti del benessere del bambino e, in alcuni casi, una riduzione del pianto”.
“Naturalmente tengo a distinguere ciò che osservo quotidianamente in studio dalle evidenze scientifiche, che attualmente non sono sufficienti per affermare che l’osteopatia curi le coliche. Credo però che sia importante spiegare ai genitori questa differenza, perché è proprio lì che si colloca il nostro possibile contributo”.
“A volte, però, il nostro lavoro è anche un altro: insegnare ai genitori a leggere i segnali del bambino, migliorare la gestione quotidiana e aiutarli a distinguere ciò che rientra nella fisiologia da ciò che richiede una valutazione. E questa, per una famiglia in difficoltà, può già essere una parte importante del percorso”.
Rigurgito e reflusso sono 2 cose diverse
In famiglia le 2 parole si usano come sinonimi, e la confusione pesa, perché portano a percorsi diversi.
“Il rigurgito è qualcosa che moltissimi neonati fanno. Il latte risale e fuoriesce dalla bocca, spesso senza particolare sforzo”, chiarisce l’osteopata. “Se il bambino mangia, cresce, bagna regolarmente i pannolini ed è generalmente sereno, nella maggior parte dei casi siamo davanti a un fenomeno fisiologico”.
“Il reflusso gastroesofageo è la risalita del contenuto gastrico nell’esofago e può esserci anche senza rigurgito visibile. Non significa però automaticamente malattia”.
“La situazione cambia quando compaiono sintomi importanti o complicanze, come difficoltà alimentari, dolore significativo associato alle poppate o scarso accrescimento ma per l’osteopatia la differenziale la fa il tempo in cui si presenta il reflusso”.
La soglia dei 30 minuti
“Nella mia pratica quotidiana mi sono accorto che spesso i bambini che sono di natura osteopatica sono quei bambini che hanno un reflusso oltre i 30 minuti, perché spesso i reflussi entro i 30 minuti sono dovuti ad una immaturità del cardias e strutture adiacenti. Quindi ogni bambino, quasi sicuramente, soffre di reflusso ma è definito fisiologico. Mentre quello che avviene dopo i 30 minuti è dato dal piloro (valvola inferiore dello stomaco) che va lavorato”.
“Se lavoriamo bene e con cognizione quindi non tutti i reflussi ma solo quelli osteopatici il risultato non sul reflusso ma sul disconfort del bambino è garantito”.
Quello che l’osteopatia non fa
“Io non prescrivo farmaci e non faccio diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo. Questo compete al pediatra”, mette in chiaro Viola. “Il mio intervento può riguardare l’osservazione del movimento, dell’handling, delle posture durante la veglia e dell’eventuale discomfort associato. Posso inoltre suggerire alla famiglia di confrontarsi con professionisti esperti di allattamento, quando emergono difficoltà specifiche”.
“Ma voglio sottolineare una cosa: non esiste una manipolazione osteopatica di comprovata efficacia capace di curare il reflusso gastroesofageo, ma esistono manipolazioni che aiutano il bambino reflussante a stare meglio, a patto che ci siano delle caratteristiche ben precise”.
“E anche in presenza di rigurgito il bambino deve continuare a dormire supino, su una superficie piana e sicura, senza rialzi improvvisati”. Sulle condizioni in cui far dormire il neonato c’è la guida su che cosa c’è da sapere sul sonno del neonato.
Quando la risposta è che serve qualcun altro
“Credo che oggi uno dei problemi della nostra professione sia quello di voler dare una risposta osteopatica a qualsiasi disturbo del neonato. Io non condivido questo approccio”.
“Se un genitore mi chiede se l’osteopatia cura le coliche o il reflusso, gli rispondo che non abbiamo prove scientifiche sufficienti per affermarlo. Questo non significa negare il valore della valutazione clinica e dell’eventuale lavoro manuale, ma significa distinguere quello che sappiamo da quello che ipotizziamo e da quello che ancora dobbiamo dimostrare”.
“Se invece parliamo di una limitazione del movimento, di una preferenza posturale o di un’asimmetria, possiamo valutare se ci siano aspetti muscoloscheletrici sui quali intervenire, sempre nel rispetto delle evidenze e, quando necessario, attraverso un percorso riabilitativo”.
“Se sospetto una craniostenosi, non provo a modificare il cranio con le mani: indirizzo al pediatra e allo specialista. Se un bambino presenta un problema neurologico, una difficoltà respiratoria, uno scarso accrescimento o altri segnali di patologia, non cerco di trattarli osteopaticamente”. “La professionalità non si misura soltanto da quello che sappiamo fare, ma anche dalla capacità di riconoscere ciò che non dobbiamo fare”.
Sulle asimmetrie craniche e sul torcicollo, il terreno in cui colloca più chiaramente il proprio lavoro, c’è l’intervista su come si riconosce la plagiocefalia del neonato.

Guido Viola · Osteopata pediatrico e TNPEE
Osteopata pediatrico e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, iscritto all’Albo dei TNPEE presso l’Ordine TSRM e PSTRP di Roma con il numero 253. Lavora soprattutto con neonati, bambini e famiglie, e si occupa di prevenzione, asimmetrie craniche e posturali e sviluppo motorio dei primi anni. Ideatore del Metodo Viola, è docente di osteopatia pediatrica e materno-infantile e fondatore di Osteopaty Formazione. Riceve a Roma e periodicamente a Como.
Intervista a cura di Brunella Farina per La parola agli esperti.

Sono giornalista pubblicista iscritta all’Ordine e web content editor. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione alla Lumsa di Roma. Come pubblicista ho scritto e curato contenuti per Mamme.it, Maternita.it e Dottori.it, e ho collaborato con marchi come Pampers e Philips Avent. Su Mammawriter scrivo di gravidanza, parto e primi anni di vita: parto dalle fonti sanitarie, le verifico e le traduco in un linguaggio comprensibile, senza sostituirmi al medico o all’ostetrica che ti segue. Sono mamma di Luca e Viola.
Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico, dell’ostetrica o del pediatra che ti segue.






