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Beatrice Arnera: “Non sono incinta”. E quel pancino sospetto riguarda tutte noi

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Mi è capitato anni fa, in fila alla cassa del supermercato: una signora mi ha guardata, ha sorriso e mi ha chiesto per quando aspettavo. Non aspettavo nessuno: avevo addosso una maglietta aderente, una giornata pesante e una pancia che semplicemente era gonfia. Ho risposto di no con un sorriso, ma quella domanda mi è rimasta in loop per tutto il pomeriggio; ci ho ripensato in questi giorni, leggendo le parole di Beatrice Arnera.

Se è successo a me davanti agli scaffali dei detersivi, figuriamoci a un’attrice finita in copertina su un settimanale. La sostanza, però, è la medesima: qualcuno decide che il nostro corpo è un indizio da decifrare, e noi ci ritroviamo a dovere delle spiegazioni al prossimo, che, per altro, ritiene che campare 100 anni non sia poi così importante.

Cos’è successo

Beatrice Arnera è stata fotografata in vacanza in Sicilia insieme al compagno Raoul Bova. Un settimanale ha trasformato quegli scatti in costume in una copertina con tanto di allusione a una “dolce attesa”, parlando online di un “pancino sospetto”. Lei ha scelto di non far finta di niente e ha risposto con una serie di storie su Instagram.

A far traboccare il vaso, ha raccontato, non è stata la copertina in sé, ma ciò che ha provocato: qualcuno l’ha fermata davanti alla scuola della figlia per farle gli auguri, convinto della gravidanza. Il gossip era uscito dall’edicola ed era entrato nella sua vita di tutti i giorni. La sua risposta, però, non si è fermata alla smentita.

Le sue parole, riportate sui social, dicono molto più di un “no”: “Non sono incinta. La pancia che avete visto è quella di una persona che vive. E dietro un “pancino sospetto” possono esserci dolore, cure e paure”.

Quello che un corpo non racconta

Da metterci bene in testa: dietro una pancia che si arrotonda può esserci semplicemente una giornata storta, un’intolleranza, un gonfiore passeggero. Oppure qualcosa di molto più delicato: attese, tentativi andati a vuoto, cure, paure, speranze che custodiamo nel posto più intimo che abbiamo. Cose di cui non sempre parliamo con un’amica fidata, figuriamoci con chi ci ferma per strada.

Non è la prima volta che una donna deve ricordarlo in pubblico. Qualche mese fa Giorgia Soleri aveva risposto agli stessi sospetti spiegando di non essere incinta, ma malata: dietro la sua pancia c’erano l’endometriosi e i dolori che si porta dietro. Due storie diverse, ma simili: il corpo di una donna non è un quiz a cui il mondo ha diritto di rispondere.

Da mamma a mamma

Di tutto quello che ha detto Arnera, la cosa che mi ha fatto più riflettere è questa: i corpi non andrebbero osservati e analizzati, ma incontrati e ascoltati. Mi sembra valga per la pancia di un’attrice quanto per la nostra, davanti allo specchio del bagno alle sette di sera.

Se in questi giorni qualcuno ha guardato la tua pancia un secondo di troppo, o ti ha fatto la domanda sbagliata, ecco quello che mi sento di dirti, senza diplomi appesi al muro: non devi spiegazioni a nessuno. La tua pancia è quella di una persona che mangia, ride, lavora, allatta, veglia di notte, vive. E se invece dietro c’è un’attesa, un dolore o un percorso che non hai voglia di raccontare, quel silenzio è tuo e va rispettato.

Continua a vivere, a respirare, a metterti il costume. Lascia che siano gli altri a sbagliare domanda. Noi, intanto, proviamo a farne una diversa: “Come stai?”. Facile facile, e non impertinente.

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