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Utin Patti

Grammo dopo grammo

Saremo formichine che con pazienza mettono da parte il rifornimento necessario per sopravvivere, provvista dopo provvista, grammo dopo grammo. Avremo tempo per leccarci le ferite, per piangere abbracciate, per sentire quanto il cuore può far male.

Ora no. Abbiamo tempo solo per grammi e gocce di latte, per sguardi oltre il vetro di una incubatrice, per i baci lanciati nell’universo ovattato dell’Utin, un luogo di cure amorevoli e di speranza, dove mamme e bambini nascono insieme, per la seconda volta.

Grammo dopo grammo ti sei appesa alla vita come un gatto

Ti sei appesa alla vita come un gatto fa con le tende del salotto…avresti potuto non esserci per qualche ora di troppo, per un dettaglio, una distrazione come ce ne sono mille durante il giorno. Ma l’istinto non sbaglia, la voce del cuore sa predire e intervenire e poi gli angeli che ci proteggono dal cielo ci suggeriscono sempre qual è la cosa migliore da fare.

Il mio ventre non era più una casa ospitale e calda per te. Come quando d’inverno si stacca la corrente e comincia a far freddo e la luce esterna non è più sufficiente a garantire la visibilità. Non mi sbagliavo, il tuo tracciato è stato definito “non rassicurante” e il presidio ospedaliero cui ci eravamo rivolti ci ha spedito in una struttura in cui fosse disponibile l’assistenza neonatale d’urgenza, per offrirti tutte le cure di cui avevi bisogno.

La corsa in ospedale

Così io e tuo padre siamo corsi in ospedale.

Ti muovevi poco, non ti muovevi affatto.

A nulla sono valse le mie preghiere di darmi un cenno, un segnale che mi rassicurasse, almeno durante il tragitto in auto. Né hanno sortito alcun effetto i cioccolatini e i cracker ingurgitati per ridestarti dal torpore.

Tu eri ferma, lontana dalle mie suppliche. Io ero completamente alienata. Osservavo me stessa con occhi da estranea; è questa la paura più feroce: vedersi dall’esterno pensando che certi orrori non possano appartenerti.

In pochi minuti si è deciso per un tc di urgenza. Io che non sono mai stata in una sala operatoria, io che ritenevo il cesareo un’opzione che non avrebbe mai potuto riguardarmi.

Tremavo.

Non riuscivo a smettere.

Malgrado la buona volontà, il mio corpo viaggiava altrove. Poi ho ceduto a ciò che accadeva e le parole rassicuranti di una giovane anestesista – Anna – mi hanno dato la forza per rimanere lucida e presente a me stessa.

Pochi minuti.

Sei nata.

Hai miagolato come un gatto spaurito: uno scricciolo di appena 1850 grammi.

L’ostetrica Graziella ti ha avvicinata a me per consentirmi di darti un bacio e poi ti ha affidato alle cure di una neonatologa dell’Utin di Patti, tempio sacro della rinascita.

L’utin, ovvero l’Unità di Terapia Intensiva Neonatale, è un secondo ventre materno, in cui scienza, amore e dedizione si uniscono per garantire ai prematuri le cure necessarie per l’adattamento precoce alla vita.

Ho visto mani sapienti toccare corpicini fragili – miniature di esseri umani– ho ascoltato parole leggere come sospiri per spiegare situazioni complesse e per rendere i genitori partecipi del miracolo. Ho conosciuto persone straordinarie, visto mamme guerriere e solidali – come mamma Elvira – che si muovono con disinvoltura in quei pochi metri di coraggio.

Piccola mia, la tua (ri)nascita è stata, lo è tuttora, un evento corale, a cui noi – io, il tuo papà e tu – dobbiamo contribuire con la buona volontà e un’immensa dose di pazienza.

Grammo dopo grammo riprenderemo la strada, laddove è stata interrotta.

Ritroveremo lo spazio e l’intimità che le circostanze ci hanno negato. Saremo io e te, con il nostro indissolubile patto d’amore.

L’utin di Patti

Da pochi giorni sei ospite di questo reparto di eccellenza medica e umana. So che sei nel posto migliore, so che ti garantiranno le cure più adatte e questa consapevolezza mi alleggerisce il cuore.

Oltre alla competenza ben nota di questi professionisti, rilevo con sorpresa e gratitudine le doti umane di tutte le figure professionali che si muovono in punta di piedi in questo luogo sacro.

Nel momento più difficile della mia vita le parole della dottoressa Caterina Cacace e del dottor Antonio Anania sono state un salvagente per l’anima. Hanno spiegato senza edulcorare la realtà, ma senza tuttavia abbandonarmi nel baratro dei dubbi, in balia delle mie incertezze. Diversamente da quanto è accaduto nelle mie trentaquattro settimane di gestazione, sballottata tra un parere e l’altro, ciascuno dei quali conditi di spocchia e superficialità.

E poi ci sono le infermiere che con pazienza e comprensione – malgrado l’abitudine alla sofferenza altrui spesso indurisca il cuore – ti prendono per mano e ti restituiscono la magia e la dolcezza della maternità, che ti sembrava di aver perso per strada. Grammo dopo grammo, Silvana, Melinda, Marianna e tutte le altre meravigliose creature che si occupano dei bambini prematuri, mi hanno supportata con garbo e intelligenza.

Ecco cosa penso: i medici e gli infermieri in gamba sanno offrirti sostegno senza illuderti, ma pure hanno la capacità di favorire in te la presa di coscienza e la voglia di lottare.

In una manciata di giorni ho imparato tanto e sento di dovere molto a questi straordinari professionisti, sia perché assistono la mia Viola nel migliore dei modi sia perché mi hanno insegnato – con discrezione e umanità- a non piangermi addosso.

Forza Viola, non ci sono tempi giusti o sbagliati per arrivare. L’importante è esserci!

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