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ragazze coi capelli al vento

Le ragazze coi capelli al vento

Le mamme, quelle ex ragazze coi capelli al vento

Le mamme assonnate e premurose nella loro precedente vita sono state meravigliose ragazze coi capelli al vento, labbra semi chiuse in attesa del futuro e  mani intente a creare, afferrare, scrivere o stringerne altre in segno di complicità.

Le ragazze che sono state, le mamme lo ricordano all’improvviso, ascoltando una canzone, bevendo birra cinese, leggendo un biglietto antico o toccando la pelle liscia del proprio bimbo, così simile a quella vita andata di un tempo.

Le ragazze che eravamo ci commuovono, ci mancano e, di tanto in tanto, ci tornano a trovare. Sapevamo essere leggere e allo stesso tempo intense, a tratti ribelli, fintamente ciniche e disincantate, ma sapevamo amare con slancio. E il nostro patto affettivo era sacro, inviolabile, quasi un voto. Noi ragazze di un tempo eravamo sorelle per scelta.

Ci asciugavamo le lacrime a volte, ma per lo più erano pazze risate dalla eco infinita. Quelle risate che sapevano di eternità, quei pavimenti usati come materassi perché a volte era più facile rannicchiarsi per terra accanto a una stufa, ancora indossando il cappotto, piuttosto che raggiungere il letto.  

Era bello rientrare di notte piedi scalzi e scarpe in mano, fermarsi nell’ultimo bar aperto a prolungare quel tempo fino a quando si poteva. Non ci immaginavamo il futuro, o a volte sì ma distrattamente, quasi controvoglia. Il presente era il nostro alleato più fidato, perché ci dava tutto ciò di cui avevamo bisogno. 

ragazze coi capelli al vento Quei pomeriggi lunghi, pieni, in attesa della sera, quelle parole convinte e pompose, sollevate in aria come trofei da mostrare e sul comodino i libri divorati, regalati, condivisi e discussi. Le ore e le avventure, i personaggi strambi, le chiacchiere in metro e le cose strabilianti viste o semplicemente sentite.

E poi i locali come case accoglienti, quelli in cui entravi di notte e uscivi col sole, quelli in cui si parlava, si rideva, ci si conosceva, ci si salutava, si brindava, si raccontava e si condivideva, guardandosi negli occhi, decifrando i gesti.

Noi eravamo le ragazze del primo grande fratello, che consideravamo un avveniristico esperimento antropologico e delle prime chat, che ci parevano roba per pazzi, per sociofobici, per gente da ricovero.

Le ragazze che eravamo prendevano i treni contando gli spicci, avevano una merenda al sacco, non avevano paura di ciò che era diverso o inconsueto, osavano, rischiavano, e rientravano sane e salve.

Le ragazze che eravamo pensavano che la morte non esistesse o che comunque fosse così lontana da non doversene interessare, solo gli eroi morivano, ma gli eroi – in fondo – noi non li conoscevamo.

Poi quell’amore alla fine reale

ragazze coi capelli al vento“Poi quell’amore alla fine reale” che ha incontrato la ragazza che ero e che con lei ha proseguito il cammino capelli al vento, in perfetta armonia con quel mondo fatto di vita e fame di vita, di notti e giorni infiniti, di parole e silenzi-macigni, di dietro-front e di corse l’uno verso l’altra per trovare la pace in un abbraccio. Fino a diventare insieme – sempre insieme – una mamma e un padre.

Mi pare di ricordare il momento esatto su un lungomare di una qualsiasi città di provincia: il ragazzo e la ragazza hanno agitato le mani da lontano, in un rapido cenno di saluto e noi – senza mai voltarci indietro – abbiamo proseguito il cammino.

Certo, ogni tanto ci mancano, li evochiamo, tra una risata e uno sguardo d’intesa, ma sappiamo che non torneranno, almeno non in quelle vesti, non con quei capelli ribelli.

Da quando sei nato

Poi mi sveglio, alle prime luci del mattino, come sempre da quando sei nato.

Non c’è il vento a scompigliarmi i capelli, ma il calore del tuo corpicino adagiato sul mio: osservarti nella semi-oscurità della stanza mi dà un senso di appagamento e gioia tali che penso: è questa la meta del viaggio, cui la ragazza di un tempo – pur non sapendolo – voleva raggiungere. 

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